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Mohammed l'Egiziano davanti ai giudici si dice estraneo agli attentati di Madrid

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Mohammed l'Egiziano davanti ai giudici si dice estraneo agli attentati di Madrid

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E’ il più grande processo contro il terrorismo islamico mai celebrato in Europa quello che si è aperto ieri davanti alla Audiencia National di Madrid. Ventinove persone sono accusate di aver progettato ed eseguito gli attentati che il ventinove marzo 2004 fecero 191 morti e oltre mille ottocento feriti nella capitale spagnola.

Rabei Osman el Sayed, detto Mohammed l’Egiziano, presunta mente della strage e primo imputato a comparire davanti ai giudici, ha affermato di non avere nulla a che fare con gli attentati, che ha detto di “condannare completamente e incondizionatamente”.

Ad accusarlo, una telefonata intercettata dai servizi segreti italiani, in cui rivendica la paternità dell’operazione.

Un’udienza carica di emozione per chi in quella strage ha perso una persona cara. Come Pilar Manjon, che ora presiede l’associazione delle vittime.

“L’apertura del processo è il primo raggio di sole dopo un lungo cammino”, sostiene. “Essere arrivati a questo punto, per noi, significa già molto”.

Anche Yamila era presente in aula. Ha atteso tre anni per guardare in faccia i presunti responsabili della morte di suo figlio e ora non si capacita di come possano apparire tanto tranquilli. “Non hanno paura, non sembrano nemmeno nervosi. Per tutto il tempo hanno ascoltato senza tradire emozioni”.

Delle bombe alla stazione di Madrid è accusata una cellula islamica ispirata a al Qaeda. Per Rabei e altri sei imputati, l’accusa ha chiesto oltre 270 mila anni di carcere, anche se il codice penale spagnolo non prevede pene superiori ai quarant’anni.