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I militari impongono la calma in Guinea

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I militari impongono la calma in Guinea

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Facilitati dalla proclamazione dello stato d’emergenza, i militari hanno ripreso il controllo delle città della Guinea dove da lunedì è cominciata una seconda ondata di scioperi e proteste. Dalla metà di gennaio i violenti disordini – che vedono le forze armate opposte ai manifestanti che contestano il capo dello stato – hanno fatto 120 morti, secondo un’organizzazione per i diritti umani. Bilancio che si avvicina ai numeri ipotizzati dalla stampa.

I sindacati vogliono le dimissioni del presidente Lansana Conté, salito al potere 23 anni fa con un colpo di stato. Mentre il Paese versa in condizioni di estrema povertà, Conté e gli uomini della sua cerchia sono accusati di essere gli unici beneficiari del remunerativo mercato della bauxite, di cui la Guinea è il primo esportatore mondiale.

A gennaio i lavoratori avevano incrociato le braccia per ben 18 giorni fino a quando il presidente aveva promesso di nominare un capo del governo indipendente. Lunedì però Conté ha affidato il mandato a un politico a lui vicino, provocando la ripresa delle proteste.