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Sette anni dopo al via a Parigi il processo per il naufragio della petroliera Erika

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Sette anni dopo al via a Parigi il processo per il naufragio della petroliera Erika

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Si è aperto davanti al tribunale di Parigi il processo per il naufragio della petroliera Erika davanti alle coste atlantiche francesi. Un disastro che, sette anni dopo i fatti, chiama in causa società petrolifere, armatori e agenzie di controllo.

“Se Total avesse saputo che affidandosi a una carretta del mare come la Erika avrebbe finito per divenire corresponsabile del disastro, non lo avrebbe fatto”, osserva Philippe de Villiers, il presidente del consiglio regionale della Vandea che si è costituito parte civile.

E il difensore della compagnia petrolifera, l’avvocato Larivierre, rilancia. “La nave disponeva di un certificato di conformità e solo quindici mesi prima era stata sottoposta a revisione generale”, dice.

La petroliera, di proprietà dell’armatore italiano Giuseppe Savarese, non era a doppio scafo ed era invece piuttosto malandata, se con 20.000 tonnellate di petrolio a bordo finì per spezzarsi in due e affondare. Solo l’intervento degli elicotteri permise di salvare l’equipaggio.

I danni di quel naufragio furono enormi. Il carico della Erika – forse anche contenente residui petroliferi altamente tossici – ìnquinò oltre 400 km di costa, uccdidendo centinaia di migliaia di uccelli.

Proprio dopo il disastro della Erika l’Unione europea aprì gli occhi sui rischi legati al trasporto del greggio via mare, arrivando a rendere obbligatorio per le petroliere l’uso del doppio scafo.