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Sofia non dimentica: 8 anni di carcere in Libia per le infermiere bulgare

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Sofia non dimentica: 8 anni di carcere in Libia per le infermiere bulgare

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Per non far spegnere i riflettori sul caso delle infermiere bulgare e del medico palestinese. Dopo 8 anni di detenzione e la conferma di una condanna a morte che ha sdegnato l’Europa, Sofia si è fermata a mezzo giorno. A scendere per strada è stato in primo luogo il personale medico. Ma anche gruppi di studenti che di fronte all’ambasciata libica hanno simbolicamente deposto delle rose rosse: 426, come il numero di bambini che, secondo le autorità di Tripoli, sarebbero stati deliberatamente infettati con il virus dell’Aids.

I 6 imputati sono in carcere dal febbraio 1999. Si sono sempre dichiarati innocenti e la loro difesa gode del sostegno di nomi autorevoli della comunità scientifica internazionale. Uno per tutti, Luc Montagnier, fra gli scopritori del virus, che ha spiegato come l’Hiv circolasse già nell’ospedale di Bangasi prima dell’arrivo degli imputati. Nel 1997 ad esempio, furono oltre 200 i casi di contaminazione, imputabili alle disastrose condizioni igieniche delle strutture sanitarie. Il 19 dicembre scorso il tribunale di Tripoli ha confermato la condanna alla pena capitale.