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Portogallo, migliaia in strada contro l'aborto

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Portogallo, migliaia in strada contro l'aborto

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Una “marcia per la vita” si è svolta a Lisbona. Più di 8 mila persone sono partite dalla Maternità del più grande ospedale portoghese e per due ore e mezzo hanno sfilato per le vie della capitale gridando slogan e brandendo striscioni contro l’aborto. Presenti anche delegazioni straniere, giunte da Francia, Spagna e Italia. E’ entrata dunque nella fase finale la campagna per il referendum dell’11 febbraio, quando i portoghesi saranno chiamati a dire sì o no alla legge che liberalizza l’aborto nelle prime 10 settimane di gravidanza.

Quello dell’aborto è uno dei temi più controversi nel cattolico Portogallo. Fino al 1984, le donne che interrompevano volontariamente la gravidanza erano punite con 8 anni di carcere. Oggi si può abortire solo se si è state vittime di violenza o se ci sono gravi problemi di salute. La liberalizzazione dell’aborto era già stata approvata dal parlamento nel 1998, ma solo per un voto. E un primo referendum sulla materia è stato boicottato dalla maggioranza degli elettori.

Il primo ministro socialista Jose Socrates: “Sono favorevole perché sono contro l’aborto clandestino, impossibile con la nuova legge, e perché voglio una normativa che non preveda il carcere come soluzione, perché la prigione non risolve ma aggrava il problema”.
La chiesa è ovviamente schierata per il no all’aborto, mentre i partiti conservatori hanno assunto un atteggiamento più possibilista: i liberali consigliano i loro elettori di votare secondo coscienza.