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Faida politico-religiosa all'origine dell'islam-sciita

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Faida politico-religiosa all'origine dell'islam-sciita

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Sciiti, letteralmente significa, “sostenitori di Alì”. L’islam sciita, corrente minoritaria dell’islamismo, scaturisce da un conflitto politico-religioso sulla successione di Maometto. Alì, genero e cugino di Maometto, designato califfo nel 656, sarà sostituito dal governatore di Damasco. Ma una minoranza di musulmani, reclamando che la successione sia assicurata da un discendete, si oppone. Alì viene ucciso nel 661, il figlio Hussein, percorrerà le orme del padre e verrà ucciso in battaglia.

La tradizione vuole che Hussein sia stato decapitato e il suo corpo mutilato. Durante la celebrazione dell’Aschura, gli sciiti ricordano il martirio dell’imam. Un islamico sciita di Teheran: “Il martirio di Hussein rappresenta la rinuncia a tutto, anche ai propri figli. Fino al momento in cui il martirio è rispettato, nessuno può batterci”.

Maggioritari in Iraq, Iran e Barein, nel mondo musulmano gli sciiti rappresentano solo il 10% dei fedeli. Vivono in comunità che raggruppano solo sciiti e rappresentano il ceto più povero della società. Estromessi dal potere, si sentono discriminati. Come accadde in Iraq.

Così anche in Libano fino all’arrivo di Hezbollah, il partito di Dio , che nel suo messaggio politico celebra l’imam Alì, colui che ha scelto i più poveri, ovvero gli sciiti. Ma il paese di riferimento resta ancora l’Iran. Da qui dopo la rivoluzione di Khomeini del 1979, gli sciiti hanno lanciato la propria sfida teologica e ideologica ai regimi sunniti conservatori.