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Intervista al presidente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

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Intervista al presidente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha presentato il proprio rapporto annuale. In questa occasione Euronews ha intervistato il nuovo presidente della Corte che ha assunto l’incarico il 19 gennaio scorso.

Il francese Jean Paul Costa si è impegnato a migliorare il funzionamento della Corte, vittima del proprio successo. Attualmente, infatti, ci sono ben 90 000 casi pendenti e la Corte rischia l’arresto cardiaco. Necessaria quindi una riforma, bloccata però dalla Russia che non l’ha ancora ratificata.

I magistrati della Corte si pronunciano sulle denunce dei cittadini europei contro il proprio stato.

EuroNews:
La Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha appena presentato il proprio rapporto annuale. Ci sono campi in cui si registra un aumento di denunce? E, viceversa, ci sono dei campi in cui le denunce sono diminuite?

J.P.Costa:
Fortunatamente notiamo una riduzione di denunce riguardo le violazioni più gravi dei diritti dell’Uomo, per esempio l’articolo 2 sul rispetto della vita o l’articolo tre sul divieto della tortura.
Al contrario, aumentano le denunce riguardo la libertà d’espressione per quel che riguarda le regole del giusto processo e sul diritto di proprietà. Ci siamo occupati di un caso sulla libertà d’espressione, caso molto interessante. Si trattava di un giornalista condannato per diffamazione verso la chiesa cattolica perché diceva che le critiche mosse sul giudaismo dalla Chiesa nel corso dei secoli potevano far comprendere l’antisemitismo contemporaneo e quindi i campi di concentramento.
Era stato condannato dalla giustizia francese a una somma simbolica ma pur sempe condannato. Noi abbiamo asserito che questa condanna è una violazione della libertà d’espressione.

Euronews:
Ha notato dei progressi particolari in qualche paese?

J.P.Costa:
Una riduzione del numero di denunce da parte dell’Italia e del Regno Unito. La Gran Bretagna probabilmente perché da qualche anno è stata promulgata una legge che ha incorporato la Convenzione dei diritti dell’Uomo nel diritto britannico. L’Italia perchè un gran numero di casi denunciavano l’eccessiva durata delle procedure davanti ai Tribunali italiani e c‘è una legge ora, la legge Pinto, che permette anche in questo caso di ottenere soddisfazione sul piano interno.
E poi c‘è un paese, la Turchia, che realizza da alcuni anni dei progressi di fondo: c’erano numerose e gravi violazioni dei diritti dell’Uomo, legati al conflitto curdo, e ora le tensioni si sono attenuate. La Turchia realizza dei progressi.

Euronews:
E al contrario quali sono i paesi cattivi allievi del rispetto dei Diritti dell’Uomo?

J.P.Costa:
Non parlerei di cattivi allievi. Ma ci sono i paesi che si rivolgono più spesso alla Corte, per esempio la Russia, che è divenuta di gran lunga il primo fornitore di richieste, ma anche l’Ucraina, la Romania, la Polonia e ancora la Turchia. E poi ci sono dei paesi dove ci sono violazioni molto gravi dei Diritti dell’Uomo. E’ il caso della Russia a causa del conflitto ceceno e a causa della situazioni nelle carceri.
Ed è il caso dell’Ucraina dove il sistema giudiziario funziona molto male e dove esistono numerose
non-esecuzioni di verdetti. E poi ci sono altri paesi: dipende un po’ dagli anni, e un po’ dal caso.

EuroNews:
Talvolta la Corte è stata criticata per la lunghezza delle procedure. Quali sono i tempi necessari per elaborare una sentenza? E si potranno avere procedure più brevi?

J.P.Costa:
La durata media, o meglio l’obiettivo che ci fissiamo, è di non superare i tre anni.
Ovviamente questa è una media. Ci sono dei casi su cui ci pronunciamo rapidamente perché pongono problemi molto gravi. Una persona molto anziana in prigione, per esempio. O il caso Pretty contro la Gran Bretagna, dove una donna voleva l’assistenza di suo marito per aiutarla a suicidarsi perché aveva una malattia grave e incurabile. In questi casi possiamo pronunciarci rapidamente. Sul caso Pretty abbiamo deciso in poche settimane.

EuroNews:
Avete notato dei casi in cui a seguito di una sentenza della Corte è stata cambiata la legislazione di un paese?

J.P.Costa
Fortunatamente ce ne sono molti. Per esempio, ci sono state delle sentenze per l’Inghilterra o per la Francia che hanno obbligato questi paesi a cambiare completamente regime riguardo alle intercettazioni telefoniche.
Ce ne sono, penso ancora alla Francia, dove c’era una vecchia regola risalente a Napoleone nel vecchio Codice Civile che istituiva una discriminazione tra bambini nati fuori dal matrimonio e gli altri.
Abbiamo condannato la Francia per questa discriminazione. E’ accaduto anche che dei paesi abbiano cambiato la propria costituzione. Per esempio abbiamo notato che le Corti per la Sicurezza dello stato in Turchia non avevano una composizione regolare, cioè due giudici civili ed uno militare. E questo giudice militare non poteva essere né abbastanza indipendente e tantomeno imparziale. In seguito alla sentenza della corte la costituzione turca su questo argomento è stata cambiata.

EuroNews:
Lei ha assunto recentemente l’incarico di Presidente della Corte. Quali sono le priorità del suo mandato?

J.P.Costa:
Evitare questa specie di obesità della Corte prevedendo delle riforme . Mantenere la alta qualità delle sentenze della Corte nei casi più importanti di portata generale per tutti gli stati europei.
E poi, ben inteso, riunire i miei colleghi giudici e il personale amministrativo della Cancelleria che è anch’esso di grande qualità, per continuare a servire questo ideale meraviglioso e unico che è la difesa diretta di 800 milioni di persone in Europa che possono denunciare la violazione dei propri diritti fondamentali da parte di uno stato.