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Diritti umani: la Corte europea al collasso senza le riforme

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Diritti umani: la Corte europea al collasso senza le riforme

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La Corte europea dei diritti umani rischia l’“arresto cardiaco”. A dirlo è il nuovo presidente, il francese Jean-Paul Costa, in occasione della presentazione della lista nera dei paesi che hanno violato i diritti umani nel 2006.

Lista guidata dalla Turchia, con 334 condanne da parte del braccio giuridico del Consiglio d’Europa, seguita da Slovenia, Ucraina, Polonia, Italia, Russia, Francia e Romania. Paesi che hanno collezionato in totale il 70 per cento delle sentenze di condanna della Corte. La Turchia è però anche il paese che ha fatto più progressi: le violazioni infatti non riguardano più casi di torture ma di restrizioni della libertà d’espressione.

“Quand’ero piccolo – è stato l’avvertimento di Costa – si diceva: quando uno strato di grasso circonda il cuore, si rischia l’arresto cardiaco. Beh, noi ci troviamo esattamente in questa situazione. Non vorrei che negli anni che mi aspettano in quanto presidente di questa corte, si produca una sorta di arresto cardiaco a causa di uno strato di grasso eccessivo”.

A bloccare le riforme, la Russia, l’unico paese del Consiglio d’Europa a non aver ancora ratificato il Protocollo numero 14 alla Convenzione dei diritti umani. “Molti in Russia, inclusi diversi deputati- spiega Konstantin Kosachev, presidente dela delegazione di Mosca – hanno l’impressione che la corte in alcuni casi sia usata con scopi politici, e che quindi alcune decisioni non siano motivate dal diritto ma dalla politica”.

Il protocollo punta a semplificare le procedure per le cause pendenti, che sono oggi ben 90 mila. In compenso, la Corte nel 2006 ha emanato il 40 per cento di sentenze in più rispetto all’anno precedente.