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Parigi III: ultima chance per il Libano

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Parigi III: ultima chance per il Libano

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Parigi III, o meglio l’ultima chance per il Libano per evitare la bancarotta. La conferenza dei Paesi donatori, cui partecipano 36 nazioni, prevista inizialmente per dicembre, è stata rinviata al 25 gennaio per via delle difficoltà politiche. Che non sono state superate.

Il libano sarà rappresentato dal premier Faoud Siniora, fortemente contestato dall’opposizione libanese, che ha atteso la vigilia della conferenza per scendere ancora in piazza. Un’opposizione aggressiva, come sottolinea il ministro per lo Sport e la Gioventù, che ha bloccato tutto, perfinoi trasporti, ledendo così il diritto al lavoro di migliaia di cittadini rimasti bloccati.

Il punto più vulnerabile del Libano è il suo debito pubblico. Il conflitto israelo-libanese della scorsa estate l’ha elevato a oltre 30 miliardi di euro. Nel 1992 era di circa 2,3 miliardi di euro. Dai tempi della guerra civile la sua crescita non si è mai arrestata. Nel 2007 Beirut dovrà restituire 5,3 miliardi di euro, che diventeranno sette nel 2008.

L’instabilità politica e la mancanza di sicurezza, che sono prevalse negli ultimi 15 anni,finita la guerra civile, sono alla base di questa situazione. Dopo il conflitto della scorsa estate, costato in termini di perdite dirette oltre due miliardi di euro, il governo Siniora deve adesso dar prova di solidità e stabilità. Beirut non ha quantificato il prestito che i Paesi donatori potrebbero fare, ma secondo alcuni esperti del Fondo monetario si dovrebbe trattare di nove miliardi, da versare in diverse fasi.

Il prestito è vincolato al programma di riforme che il governo Siniora presenterà a Parigi, tra le misure previste nuove tasse per il 2008, un piano di privatizzazione e misure sociali. Ma per la sua attuazione è necessario il ritorno a una normalità istituzionale.