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Il Consiglio d'Europa contro le "droghe dello stupro"

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Il Consiglio d'Europa contro le "droghe dello stupro"

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Due salti in discoteca, un bicchiere di una bevanda qualsiasi, non necessariamente alcolica… basta poco per trovarsi alla mercé di uno sconosciuto. Succede alle vittime delle cosiddette “droghe dello stupro”, sostanze versate dagli aggressori nelle bevande della sventurata di turno – o, in qualche caso, anche dello sventurato.

Un problema sociale in crescita, su cui il Consiglio d’Europa chiede che siano presi provvedimenti. “In Romania, per esempio – spiega Minodora Cliveti, ex presidente della commissione delle Pari Opportunità – rendere una persona incapace di mantenere il controllo di se stessa con l’obiettivo di violentarla è una circostanza aggravante. Il nostro rapporto propone che i paesi membri del Consiglio d’Europa adottino leggi simili”.

Il più colpito fra i 46 paesi membri del Consiglio risulta essere la Gran Bretagna, con un migliaio di casi all’anno. Il liberal democratico britannico Michael Hancock suggerisce: “È necessario che le stesse compagnie che producono queste droghe, le case farmaceutiche, si comportino responsabilmente. Sanno che queste droghe sono usate in modo illecito. Dovrebbero introdurre un ingrediente che permetta di individuarle per un periodo di tempo molto più lungo”.

Queste sostanze, come il Rohypnol o il Gi-Acca-Bi, sono infatti potenti sedativi di cui sparisce ogni traccia nel sangue nel giro di 12-48 ore. Troppo poco perché la vittima possa denunciare la violenza e provare di essere stata drogata. Nell’attesa che questi provvedimenti siano presi, resta fondamentale sensibilizzare il pubblico, con strumenti come un clip diffuso in Gran Bretagna che raccomanda di non perdere mai d’occhio il proprio bicchiere.