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Lo stretto margine di manovra dei democratici Usa

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Lo stretto margine di manovra dei democratici Usa

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La vittoria dei democratici alle elezioni statunitensi di novembre aveva riacceso le speranze dei pacifisti. Il ritiro dall’Iraq sembrava vicino. Ora però il nuovo presidente della camera Nancy Pelosi quasi ammette di avere un margine di manovra ridotto:

“Se il presidente sceglie un escalation della guerra, nel suo bilancio vogliamo vedere chiaramente quanti fondi vanno in sostegno delle truppe sul terreno. E se il presidente vuole aggiungere effettivi dovrà giustificarlo”.

Ma Bush può non tenere conto dell’opinione del congresso. E’ il capo delle forze armate. Dispone di un diritto di veto sulle leggi e può emettere dei decreti senza l’avallo dell’assemblea. E, secondo l’analista Christopher Preble, è determinato a farlo:

“Il Presidente crede che questa strategia porterà alla vittoria. Sta ancora parlando di vittoria, crede ancora che la vittoria in Iraq sia possibile.”

E la guerra sta già costando molto cara: 132 000 soldati sono attualmente in Iraq, oltre 3 mila sono già morti. Il conflitto costa 8 miliardi e mezzo di dollari al mese. In tutto, oltre 350 miliardi, dall’inizio, nel marzo 2003.

“Molti osservatori – dice Preble – fanno notare che altre guerre civili sono durate molto, molto tempo. Sei, dieci, dodici anni, a volte anche di più. Ecco a cosa ci troviamo di fronte… e tutti e tre, sunniti, sciiti e curdi sono convinti di poter vincere con la violenza e non sono pronti a arrendersi ancora.”

Di fatto, i democratici che considerano il costo del conflitto in Iraq troppo pesante, possono anche scegliere, a loro rischio, la linea dura. Il leader dei repubblicani al senato Mitch McConnel:

“Gli strumenti del congresso per gestire la guerra sono piuttosto limitati. Quello che il congresso può fare, se sceglie di farlo, e non credo che sceglierà di farlo, sarà di tagliare i fondi all’esercito”.

E’ poco probabile infatti che, con le presidenziali sempre più vicine, i democratici vogliano mostrarsi deboli nella lotta al terrorismo o rischino, con tagli al bilancio, di compromettere la situazione delle truppe sul terreno.