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Ventimila soldati americani in più in Iraq

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Ventimila soldati americani in più in Iraq

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La decisione George Bush l’avrebbe già presa: mandare 20 mila soldati in più in Iraq. La comunicazione ufficiale il presidente degli Stati Uniti la dovrebbe fare in un discorso televisivo alla nazione mercoledì sera, giovedì notte in Europa; ma prima ancora che il capo della Casa bianca spieghi i dettagli del cambio di strategia, già fioccano le critiche. Dall’opposizione democratica, ma anche da ambienti dell’esercito.

Secondo indiscrezioni, l’idea di mandare i rinforzi verrebbe dal premier iracheno Nuri Al Maliki che, in cambio, si sarebbe impegnato a fare di più in materia di sicurezza. Il piano comprenderebbe anche massicci finanziamenti per rimettere in sesto l’economia, nella speranza che sunniti e sciiti tornino a lavorare invece di farsi la guerra. L’opinione del popolare senatore democratico americano Barack Obama: “15 mila o 20 mila soldati in più non faranno la differenza a Baghdad. Ciò che cambierebbe davvero le cose sarebbe un’intesa politica fra sciiti, sunniti e curdi”.

La soglia psicologica dei 3 mila militari uccisi è già stata superata. Secondo alcuni ambienti della ricerca strategica americana, le truppe aggiuntive che Bush si appresta a inviare in Iraq, non corrispondono ai reali bisogni sul campo, non derivano da un progetto preciso. Si tratta solo del personale effettivamente disponibile, in un esercito già spremuto come un limone.