ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Somalia: il rischio di un conflitto più ampio

Lettura in corso:

Somalia: il rischio di un conflitto più ampio

Dimensioni di testo Aa Aa

Quello di Gedi è il secondo governo in sei mesi che sbarca a Mogadiscio. Dopo la breve parentisi delle Corti islamiche, il 29 dicembre a prendere il potere in Somalia è stato il governo transitorio, formato due anni fa e sostenuto da Onu, Stati Uniti e Etiopia.

Un sostegno ingombrante, che rischia di delegittimare l’esecutivo, ma al tempo stesso necessario per un governo che non riesce a esercitare un potere effettivo.

Nelle due settimane di disordini che hanno portato alla cacciata delle Corti islamiche, decisivo è stato l’intervento di 12 mila militari dell’Etiopia. Alleata dell’Occidente, considerata da Washington come il fronte avanzato della cristianità contro il radicalismo islamico nella regione. I somali invece accusano l’Etiopia di ambizioni imperialiste.

L’offensiva militare in Somalia rientra nel quadro della lotta al terrorismo, Washington accusava le milizie delle Corti islamiche di contare tra i suoi membri elementi di Al Qaida. Il rischio è che le frizioni regionali possano degenerare in un nuovo e più ampio conflitto.

Il gruppo di contatto, incaricato di trovare una soluzione al vuoto di potere in Somalia, creato nel 2006, su pressione americana, e di cui fa parte anche l’Italia e l’Unione europea, pone l’accento sul dialogo per raggiunge una pace duratura e chiede con urgenza il finanziamento di una forza internazionale da inviare nella regione.

Il dispiegamento di 8.000 uomini sotto il controllo della Unione africana era previsto dal 2005, ma la minaccia degli islamici di combattere ogni interferenza esterna ha di fatto rimandato la missione.

Per Stefano Manservisi, direttore generale per lo Sviluppo della Commissione europea, l’operazione non deve essere solo militare ma deve essere in grado di ricostruire il tessuto sociale, distrutto negli ultimi 16 anni dall’assenza di uno stato centrale.

Gli Stati Uniti vogliono salvaguardare l’accesso al mar Rosso per il passaggio delle petroliere americane e si può credere che siano disposti a mobilitare tutte le forze della regione.

È alto il rischio che si ripeta lo scenario del 95, quando le forze di pace Onu furono costrette a partire.