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Gli europei e il blues dell'allargamento. A colloquio con Olli Rehn

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Gli europei e il blues dell'allargamento. A colloquio con Olli Rehn

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Alla vigilia dell’adesione all’Unione europea di Bulgaria e Romania e in coincidenza con il congelamento di otto capitoli dei negoziati di adesione della Turchia, in Europa si assiste al diffondersi tra i cittadini di un certo pessimismo verso l’allargamento. Il commissario europeo responsabile Olli Rehn ne ha parlato ai microfoni di Euronews.

Euronews
“Commissario, lei pensa che l’Unione europea abbia ufficialmente dichiarato una crisi dell’allargamento in seno all’Unione?”

Olli Rehn
“Si parla molto di questa stanchezza, blues come si dice, ma potremo parlare del blues per la disoccupazione, per la globalizzazione, per il welfare state. La stanchezza per l’allargamento è un sintomo più che una causa, e le cause sono da trovarsi nel malessere sociale che deriva dalla disoccupazione e da un diffuso senso di insicurezza”.

Euronews
“Gli Stati membri ritengono che sia necessario un nuovo trattato prima di procedere a un nuovo allargamento, è la prima volta che si afferma questo”.

Olli Rehn
“Questa è l’essenza della forza dell’Unione europea: incoraggiare la trasformazione democratica e economica dei Paesi candidati, in questo momento i Paesi del sud-est europeo, dei Balcani occidentali e la Turchia. Il processo legato a questo meccanismo è in continua evoluzione, è importante andare avanti per estendere l’Unione europea. Questa è stata la storia dell’Unione europea finora: contemporaneamente dobbiamo portare avanti il processo di integrazione e il processo per estendere pace e libertà”

Euronews
“Se i cittadini europei non sono coinvolti nel processo come possiamo giustificarlo dicendo che vogliamo esportare i valori democratici?”

Olli Rehn
“È estremamente importante che la politica d’allargamento abbia un largo sostegno pubblico. È per questo che il prodotto “allargamento” deve essere azzeccato, non troppo ambizioso, e allo stesso tempo dobbiamo comunicare meglio i successi e le sfide che esso comporta. La capacità di integrazione è una considerazione importante anche per il futuro. A noi invece il compito di mettere ordine riformando il sistema decisionale e e rivedendo le prospettive finanziarie”.

Euronews
“Personalmente non teme di perdere la Turchia?”

Olli Rehn
“Devo dire che sono preoccupato piuttosto per certe speculazioni, come quella che l’Europa stia lasciandosi scappare la Turchia. Chi fa certe speculazioni, parlo dei media Britannici o americani, deve stare attento che tutto questo non si trasformi in una profezia. In Turchia c‘è chi prende alla lettera ciò che si dice, aspetto che contribuisce a rafforzare una tendenza negativa, che attualmente riscontriamo nelle nostre relazioni. Molti inoltre dimenticano le ragioni per cui otto capitoli dei negoziati sono stati congelati, mentre su altri 27 vanno avanti: la decisione è stata presa perché Ankara non rispetta alcuni criteri”.

Euronews
“Bulgaria e Romania saranno presto nuovi stati membri. Pensa che qualcosa cambierà?”

Olli Rehn
“Cambierà la vita per 30 milioni di persone, rumeni e bulgari che a partire dal primo gennaio diventeranno cittadini europei. Per l’Unione europea è un passo importante, porta a termine il quinto processo di allargamento iniziato nel 2004. Spazza via gli ultimi residui di cortina di ferro e porta l’Unione europea fino al Mar Nero, facendone una potenza del sud est europeo”.