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Polemiche, nei paesi arabi, dopo l'esecuzione di Saddam Hussein

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Polemiche, nei paesi arabi, dopo l'esecuzione di Saddam Hussein

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A Sadr City, quartiere sciita di Baghdad, c‘è chi fa festa per l’uscita di scena dell’ex leader iracheno Saddam Hussein. Ma le reazioni, nel mondo arabo, sono tutt’altro che unanimi. Il governo Saudita, tra i più stretti alleati degli Stati Uniti nella regione, si dice “costernato” che l’esecuzione sia avvenuta nel primo giorno dell’Eid al Adha, la festa islamica del perdono.

Il ricordo della guerra portata da Saddam Hussein brucia ancora, invece, in Kuwait. “Ha avuto quello che si meritava, quello che ci ha fatto è impensabile – sostiene una passante – avrebbero dovuto consegnarlo ai parenti delle sue vittime, affinchè ne facessero quello che volevano”.

Una manifestazione di protesta ha avuto luogo a Karachi, in Pakistan, dove il tribunale che ha giudicato Saddam Hussein è stato accusato di essere al soldo di Washington. Shabir Assan era alla testa del corteo. “Condanniamo questa esecuzione nella prima giornata di una festa religiosa. Saddam avrebbe dovuto essere giudicato da un tribunale indipendente”.

A Damasco, in Siria, c‘è chi accusa gli Stati Uniti di aver politicizzato il processo. “Gli americani vogliono umiliare i leader arabi – sostiene un musulmano – il messaggio è chiaro: chi si ribella agli Stati Uniti farà la stessa fine di Saddam. La sua condanna è stata decisa dalle autorità di un paese occupato”.