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Russia, guerra del gas tra interessi economici e pressioni politiche

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Russia, guerra del gas tra interessi economici e pressioni politiche

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Da più di un anno la Russia non smette di accrescere la pressione sui suoi vicini dipendenti dal suo gas. Il braccio di ferro tra la Russia e la Bielorussia è solo l’ultimo episodio della guerra in corso tra produttori e consumatori di risorse energetiche. Mosca fino a quache tempo fa aveva riservato un trattamento di favore alle repubbliche ex sovietiche applicando prezzi ben al di sotto di quelli di mercato. La fine dell’Urss e il passagio di molte di queste nella sfera d’influenza occidentale aveva fatto perdere a Mosca degli alleati preziosi, dal Caucaso alle frontiere dell’Unione europea.

E a seguito di rivoluzioni più o meno pacifiche che a poco a poco sono scomparsi i leader vicini al Cremlino. L’unico ad aver resistito all’ondata rivoluzionaria è proprio Lukachenko la cui amicizia con Putin non gli è valsa però un trattamento di favore.

Le teorie della vendetta di Mosca verso gli ex alleati ribelli, Georgia e Ucraina in testa, sembra essere smentita dalle notizie di questi giorni. Un anno fa erano scesi in strada supporter del Cremlino per chiedere di punire Kiev. Oggi sembra invece prelevare l’interesse economico della Russia piuttosto che quello politico.

Si epsrimeva così un anno fa Andrei Illarionov allora consigliere economico di Putin: “I negoziati per eliminare i sussidi ai consumatori ucraini sono solo l’inizio di una politica di cancellazione degli aiuti che riguarderà prossimamente la Bielorussia e tutti gli altri consumatori, compresi quelli russi. Se non fosse così l’innalzamento del prezzo avrebbe altri scopi che non sono quelli economici”.

Per la Russia è vitale assicurarsi l’affidabilità del trasporto del gas verso ovest. Gli attuali gasdotti passano attraverso paesi non più sottomessi alla volontà di Mosca. I progetti iraniano e turco che aggirano il territorio russo potrebbero rimettere in questione il monopolio del trasporto del gas.

La pressioni fatte su Minsk per accaparrarsi il cinquanta percento della società bielorussa che gestisce la rete di gasdotti potrebbero avere come scopo proprio il controllo del transito del gas da parte della Russia.