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Il Turkmenistan si interroga sul suo futuro, dopo la morte del presidente Niyazov

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Il Turkmenistan si interroga sul suo futuro, dopo la morte del presidente Niyazov

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Sette giorni di lutto nazionale e bandiere a mezz’asta in tutti gli edifici pubblici. Dopo la morte, per arresto cardiaco, del presidente a vita Saparmurat Niyazov, il Turkmenistan si interroga sul suo futuro. E alcuni temono una lotta per il potere, che rischierebbe di precipitare il paese nel caos. In sella dall’ottantacinque, sei anni prima che il Turkmenistan diventasse indipendente da Mosca, Niyazov ha cancellato ogni traccia di opposizione politica. Ma non ha designato un successore. Dopo i funerali, che si terranno domenica, il consiglio popolare si riunirà per discutere di chi potrà raccoglierne l’eredità. Intanto, il vice primo ministro ha assunto la presidenza a interim.

Il Turkmenistan non è soltanto il quinto produttore mondiale di gas naturale, ma si trova anche sulla via delle forniture energetiche che dai giacimenti russi arrivano ai consumatori europei. Pur senza beneficiare di questa ricchezza di risorse, tra gli abitanti prevale la fedeltà verso il presidente. “Grazie a lui non paghiamo le bollette elettriche, il gas e l’acqua corrente. Chi risparmia, riesce a vivere del proprio stipendio”. Alcuni analisti temono che la stabilità politica, finora garantita dal pugno di ferro di Niyazov, sia destinata a finire. La morte del presidente potrebbe aprire la strada agli oppositori esiliati e avviare uno scontro per il controllo delle risorse energetiche, tra i filo russi e i filo occidentali.