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Josep Borrell traccia il bilancio di due anni alla presidenza del parlamento europeo

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Josep Borrell traccia il bilancio di due anni alla presidenza del parlamento europeo

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Il messaggio di Josep Borrell a fine mandato: intervistato da EuroNews alla vigilia dell’ultimo summit europeo a 25, Borrell si esprime sui temi scottanti dell’Unione e sul suo avvenire politico.

Euronews: Signor presidente, lei è alla guida del parlamento europeo da due anni. Pensa che l’assemblea rappresenti veramente i cittadini?

Josep Borrell: Certo che li rappresenta e ogni giorno con più intensità e influenza politica nella vita dell’Unione. Questo parlamento ha oggi più credibilità, più peso politico, più capacità di intervento legislativo rispetto a due anni fa. Tutti lo riconoscono.

Euronews: L’eurodeputato popolare tedesco Hans Gert Pottering assumerà la presidenza come era stato deciso da socialisti e popolari. Come giustifica questo tipo di accordo davanti ai cittadini?

Josep Borrell: Bisogna ancora aspettare il risultato del voto, ma probabilmente il signor Pottering avrà il sostegno, che io sappia, di tre grandi gruppi politici: il suo, quello socialista e quello liberale. Non capisco perché questo tipo di accordo sollevi delle perplessità. Nessun gruppo politico al parlamento europeo ha abbastanza peso da poter eleggere da solo il presidente. Nessuno. Di conseguenza i vari gruppi sono obbligati a trovare accordi. Questo accade da quando il Parlamento ha cominciato a funzionare. Non c‘è nulla di nuovo.

Euronews: A gennaio la Germania inizia la presidenza di turno dell’Unione e avremo anche un presidente tedesco al Parlamento europeo…

Josep Borrell: Sarebbe bene abbandonare questa idea di spartizione territoriale delle funzioni. Quando è stato proposto il mio nome per la presidenza del parlamento, qualcuno ha detto: “no, perché il signor Barroso è portoghese e quindi ci sarebbero troppi iberici”..come se parlassimo di salsicce. Noi siamo qui per rappresentare una certa idea di Europa, che può essere condivisa da un lettone, un portoghese, uno scozzese e un cipriota. Capisco che ci siano delle sensibilità diverse, ma ciò che conta è la sensibilità europea di ciascuno, non il suo luogo di origine all’interno della geografia europea.

Euronews: L’Europa attraversa una crisi istituzionale, ma la Germania vuole rilanciare la costituzione europea nel suo semestre di presidenza. Secondo lei cosa si deve fare affinché i cittadini l’accettino?

Josep Borrell: Questo trattato costituzionale è assolutamente necessario, che venga definito costituzione o no, ciò che importa è la sostanza. Senza nuove istituzioni, nuovi sistemi decisionali, senza una definizione più chiara degli obiettivi e delle politiche necessarie per raggiungerli, l’Europa a 27 è condannata alla paralisi. Ci sono dei momenti nella storia in cui i vantaggi dell’unione sono chiari e i costi della disgregazione alti. Questo è uno di quei periodi. Di fronte alla questione della dipendenza energetica e delle tensioni sull’immigrazione, o l’Europa fa in modo di unirsi oppure difficilmente continuerà ad essere, nel 21esimo secolo, un polo di crescita, prosperità e influenza politica”.

Euronews: In occasione del summit europeo di questa settimana, la politica di immigrazione è uno dei temi di dibattito…

Josep Borrell: Sì, come lo è stato al precedente summit, e al precedente, e al precedente… da sette anni è un tema di discussione, ma ci sono pochi progressi. E finché manterremo l’unanimità come criterio continueremo a non avere risultati.

Euronews: Parliamo di energia. Questa grande sfida dell’Europa: qual è la soluzione?

Josep Borrell: E’ chiaro che il mondo non può permettersi un consumo di energia all’americana e neppure all’europea, se vogliamo che ognuno possa usufruirne. Di conseguenza dobbiamo sviluppare delle fonti di energia alternative, utilizzando sempre meno le energie fossili, questo implica una scelta sociale. L’energia metterà alla prova la democrazia. Vedremo se i cittadini saranno capaci di farsi carico delle esigenze dello sviluppo sostenibile. Vedremo se saremo capaci di essere all’altezza delle nostre decisioni. L’Europa si è impegnata, nel quadro del protocollo di Kyoto, a limitare le emissioni di gas a effetto serra, ma nessuno vuole limitare il proprio comfort energetico. Come si può chiudere il cerchio? Ritornando nuovamente all’energia nucleare? E’ un dibattito già aperto.

Euronews: Un’ultima domanda. Come vede il suo futuro dopo il parlamento europeo?

Josep Borrell: Eh, dopo il parlamento europeo c‘è.. il parlamento europeo…