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Il rilancio dell'Ue partirà dalle relazioni esterne: lo sostiene il professor Mario Telò

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Il rilancio dell'Ue partirà dalle relazioni esterne: lo sostiene il professor Mario Telò

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Mario Telò è presidente dell’Istituto degli Studi Europei dell’Università Libera di Bruxelles. Un osservatorio importante sulla politica europea. Il profossor Telò pensa che l’Unione europea potrà essere rilanciata partendo dalle relazioni esterne, visto che è in questo campo che ha saputo trovare ultimamente una coesione tra i Paesi membri.

EuroNews: Parlando dell’Europa nel mondo, l5;Ue ha valori che le sono propri e una propulsione economica importante. Ma come spesso si dice non ha una politica estera e questo è il suo grand elimite: è ancora così?

Mario Telò: Nonostante le difficoltà interne, l’Unione europea non se la cava male nella situazione di incertezza, di crisi internazionale molto grave, sia a livello politico sia commerciale, di cui gli ultimi risultati nel semestre finlandese sono stati prima lo stop ai negoziati di Doha per la politica commerciale internazionale, e poi il fallimento della politica americana in Medio Oriente. Ma allo stesso tempo, le crescenti dififcoltà con la Russia e una parte dei Paesi vicini come la Turchia. Da questo punto di vista, siamo entrati in una fase nuova, nella quale i conflitti interni all’Unione, le difficoltà, le divisioni interne, saranno superate più facilmente attraverso un’iniziativa globale che non a livello di contatti con i singoli vicini.

EuroNews: C‘è dunque bisogno di questo famoso documento, se lo possiamo ancora chiamare Costituzione anche se forse non si chiamerà più così, perché si possa rimettere ordine?

Mario Telò: Io credo che si arriverà a un nuovo trattato e che la presidenza tedesca lancerà una nuova procedura che porterà a un nuovo trattato al Consiglio europeo previsto a giugno del 2007. D’altra parte non si può che prendere atto dell’assenza di una leadership europea in questo ambito. E non se ne vede l’arrivo nemmeno. La Germania non ha preso la leadership di un gruppo all’avanguardia che potrebbe portare a un trattato costituzionale in tempi relativamente brevi.

EuroNews: Ma sembrerebbe che la stessa Germania, che presto assumerà la presidenza della Ue per sei mesi a partire da gennaio, sia pronta ad accettare finalmente un trattato meno pesante?

Mario Telò: Le attese nei confronti della presidenza tedesca non possono essere troppo alte. La Germania stessa ha frenato le aspettative. Sarà infatti bloccata dalla data delle elezioni presidenziali in Francia e avrà a disposizione soltanto una settimana. Dunque credo che proporrà una sola procedura. Ciò che sarà fondamentale è la presidenza portoghese, che nel secondo semestre del 2007 dovrà gestire la bozza di un nuovo trattato salvando l’essenziale della prima e della seconda parte del trattato costituzionale.

EuroNews: Non ci saranno più i leader politici che hanno visto nascere la Costituzione, paradossalmente pensa che questo potrebbe fare del bene al trattato o pensa che potrebbe danneggiarlo?

Mario Telò: L’Europa non ha leader sovranazionali della stessa portata di quelli del passato. Fino a Mitterrand, Kohl c’erano per lo meno, ma anche con Gonzalez, dei leader europei forti. Oggi, forse, quelli attuali non ne hanno il tempo. Perché il malessere della globalizzazione causa fragilità alle democrazie nazionali. La maggior parte sono fragili, divise e i leader poliitici sono impegnati sul fronte interno. Risultato: non ci sono più leader a livello europeo. I sistemi politici nazionali non ne consentono la nascita.

EuroNews: Una specie di rifiuto da parte dei popoli europei verso l’allargamento avrebbe creato la crisi dell’Ue e quindi avrebbe portato alla fine del suo aspetto più formale, che è la Costituzione. E’ d’accordo con questo punto di vista, cioè che l’allargamento è davvero un problema?

Mario Telò: Questo dibattito presenta due punti di vista estremi. Da un lato, ci sono quelli che dicono che il problema non esiste, che bisogna proseguire con l’allargamento e che qualsiasi allargamento è positivo.
In una posizione opposta, ci sono quelli che vogliono bloccare il dossier Turchia e dare messaggi chiari sull’impossibilità per l’Unione di assorbire nuovi stati membri, a meno di non pagare uno scotto democratico. A mio avviso, bisogna lavorare per una posizione intermedia. In effetti, è assurdo ignorare che l’esito dei referendum sulla costitutzione in Francia e in Olanda,sono stati causati dal fatto che i cittadini non sono mai stati chiamati a esprimersi effettivamente su un allargamento che è avvenuto molto velocemente.
Quindi credo che il processo di espansione debba essere guidato e il primo ministro finlandese ha parlato piuttosto di una fase di consolidamento. Nuovi ingressi potrebbero avvenire tra 10, 15 anni. Una fase di consolidamento in un quadro in cui l’Unione europea con un ministro degli Esteri possa, anche allo stato attuale, avere un ruolo internazionale. Quello che è realistico tentare è cercare di rafforzare la regione europea: gli stati membri e lo spazio intorno all’Unione. 500 millioni di cittadini europei e attorno a loro 500 milioni di vicini. E questo, compresa la Turchia, in un quadro in cui politiche comuni siano possibili non soltanto a livello commerciale ma anche nelle azioni di stabilizzazione. Io penso che questa sia la dimensione in cui ci si possa posizionare in un mondo così globalizzato che, se non è strutturato, rischia di provocare crisi nelle democrazie all’interno dei Paesi stessi dell’Unione.