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Pinochet e la giustizia

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Pinochet e la giustizia

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“Non ho nessun rimorso. Non ho assassinato nessuno. Non ho dato ordine di uccidere nessuno. Tutto questo è un’assurdità”. Fino alla fine il generale ha negato ogni addebito. Il 25 novembre ha riconosciuto le sue responsabilitàpolitiche, aggiungendo di aver agito per il bene del Paese.

Il 4 settembre del 1970, il socialista Salvador Allende è eletto presidente e Pinochet, considerato da Allende un militare tutto d’un pezzo, diventa generale e poi comandante di quell’esercito, con cui porta a compimento il golpe nel quale lo stesso Allende rimane ucciso. La versione ufficiale parlerà di suicidio.

Lo stadio nazionale fu trasformato in un campo di concentramento, si scatenarono le violenze e le torture della poliizia politica, ci furono migliaia di desaparicidos. La repressione non riesce a far tacere la coscienza cilena, dall’82 gli oppositori organizzano manifestazioni con cui chiedomo il ritrono della democrazia.

Nel Novanta, con il fallimento del referendum per l’estensione del mandato di Pinochet, il generale è costretto a fare un passo indietro. Rimase comunque a capo delle forze armate fino al 1998, anno in cui diventa senatore a vita. Nel 1998 cominciano anche i suoi guai giudiziari, viene arrestato a Londra su mandato di cattura del giudice spagnolo Baldazar Garzon.

Rilasciato per motivi di salute nel 2000, rientra in Patria, ma gli viene revocata l’immunità parlamentare. Anche se l’estradizione in Spagna è negata. A questo punto è la giustizia cilena a fare il suo corso. Pinochet è perseguito per il caso della carovana della morte, lo squadrone militare che percorse il Paese in lungo e in largo, dopo il golpe, eliminando gli oppositori al regime.

La Corte suprema nel giugno del 2002 gli riconosce una leggera demenza e blocca l’iter giudiziario. Nel 2004, un’inchiesta lo coinvolge per l’operazione Condor, che vide i governi di diversi paesi sudamericani coordinarsi con ancora l’obiettivo di eliminare fisicamente gli oppositori.

Dal 2000 a oggi sono diversi i procedimenti giudiziari lo vedono sul banco degli imputati per frode, corruzione e omicidi. Alla fine di ottobre il generale è stato condannato agli arresti domiciliari per le torture di Villa Grimaldi e per i fatti della carovana della morte.