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L'Olanda riabilita i caschi blu che non fermarono il massacro di Srebrenica

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L'Olanda riabilita i caschi blu che non fermarono il massacro di Srebrenica

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Undici anni dopo il massacro di Srebrenica da parte delle truppe serbo bosniache di Ratko Mladic, la ferita torna a bruciare. I familiari delle vittime hanno protestato all’Aja contro la decisione del governo olandese di decorare i caschi blu che assistettero senza intervenire all’esecuzione di circa otto mila abitanti della locale enclave muslumana.

Un’iniziativa del ministro olandese della difesa, Henk Kamp, per riabilitare i soldati divenuti simbolo del fallimento della missione dell’Onu. “Per anni e del tutto ingiustamente, siete stati ritenuti colpevoli a titolo personale per non aver protetto gli abitanti di Srebrenica”, ha detto Kamp nel corso dell’evento, a Assen. “Siete state lasciati soli. E quel che è peggio, siete stati abbandonati dagli stessi politici che vi affidarono quel compito impossibile”.

L’enclave muslumana di Srebrenica era stata posta sotto la protezione dei caschi blu olandesi nell’aprile del ’93. Ma nel luglio ’95 cadde nelle mani del generale Mladic, che fece eseguire quello che il tribunale internazionale ha definito un genocidio.

Le truppe olandesi, in sottonumero e con l’ordine di sparare solo per legittima difesa, non erano in grado di opporsi ai soldati di Mladic. Un’inchiesta indipendente contribuì a scagionarle, attribuendo la responsabilità politica dell’accaduto al governo olandese e ai vertici delle Nazioni Unite.