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Caso Litvinenko: l'ex agente russo forse un ricattatore

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Caso Litvinenko: l'ex agente russo forse un ricattatore

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Più emergono elementi sulla morte di Alexander Litvinenko, più il mistero sembra infittirsi. Le ultime rivelazioni della stampa britannica insinuano il dubbio che l’ex agente segreto russo avesse intenzione di servirsi delle informazioni in suo possesso per ricattare suoi ex colleghi e uomini d’affari russi e ottenere così denaro, di cui aveva bisogno.

La testimonianza giunge da una politologa dell’università di Westminster, Julia Svetlichnaya, che Litvninenko avrebbe invitato ad associarsi a lui.

Sul fronte delle indagini, agenti di Scotland Yard hanno sentito negli Stati Uniti un altro ex agente russo, Iuri Shvets, indicato come un contatto di Mario Scaramella, il consulente della commissione Mitrokhin che incontrò Litvinenko in un sushi bar di Londra ed è ora sotto osservazione medica per essere stato anche lui contaminato dal polonio. Una dose “potenzialmente letale”, ha fatto sapere lo stesso Scaramella.

Shvets, che è stato interrogato anche dall’Fbi, ha detto che Litvinenko era in possesso di “informazioni vitali”, di un dossier con rivelazioni “devastanti” su presunti rapporti fra il Cremlino e l’affare Yukos, la compagnia petrolifera fondata dall’oligarca Mikhail Kodorkovski.

Il collegamento fra Litvninenko e Shvets si chiama Boris Berezovski. I due agenti lavoravano entrambi per il miliardario russo che il Cremlino aveva cercato di estradare dalla Gran Bretagna. Assunto da Berezovski per indagare su un fallito attentato alla sua vita, Litvinenko ne divenne amico. In un libro, l’ex spia raccontava di aver ricevuto l’ordine dall’Fsb, l’ex Kgb, di liquidarlo. Fu in quell’occasione che decise di lasciare i servizi segreti.