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La missione religiosa del papa in Turchia

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La missione religiosa del papa in Turchia

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Un ponte tra cristianesimo e islam. Questo sembra essere l’obiettivo della visita del Papa Benedetto XVI, in Turchia. Un paese a forte maggioranza musulmana cui storia e geografia gli hanno assegnato un ruolo privilegiato. Quello di crocevia tra Oriente e occidente.

Fino alla fine dell’impero Ottomano, diversi milioni di cristiani vivevano ancora in Turchia. Oggi sono 60 mila, al massimo 70 mila. Sono migliaia i cristiani che si sono convertiti all’Islam. Hanno cambiato nome e nascondono la propria identità. In un certo modo è a loro che si rivolge Benedetto XVI. Ma la missione che anima più intimamente il Papa, ereditata dal suo predecessore è quella di riunire sotto una sola chiesa i cristiani nel mondo.

Come spiega il portavoce del patriarca di Costantinopoli, Dositheros Anagnostopulos: “La visita del papa mira a ritrovare l’unità tra la chiesa cattolica e orotodossa, separate dal 1054”. L’ortodossa e la cattolica sono le due principali chiese cristiane al mondo per numero di fedeli: ne conta 250 milioni la prima, oltre un miliardo la seconda.

L’ultimo giorno della sua visita il papa celebrerà la messa qui, nella cattedrale dello Spirito Santo a Istanbul, il giorno prima, si presenterà al fianco del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, in occasione delle cerimonie per la festa di Sant’Andrea. I colloqui dei due capi religiosi verteranno sul secolarismo ostile che pervade l’Europa e sulla militanza islamica. L’incontro potrebbe preludere a una riunificazione delle 2 famiglie cristiane, ma prima che ciò possa avvenire passeranno decenni.

La visita del papa sarà l’occasione per le due chiese di scambiarsi dei favori: Bartolomeo spera di trovare sostegno per persuadere Ankara a alleggerire le restrizioni imposte ai cristiani. Sarà il patriarca ortodosso invece a fare pressing per l’adesione di Ankara all’Unione presso il pontefice.