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Santa Sofia: il papa in visita in forma privata

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Santa Sofia: il papa in visita in forma privata

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Sintesi architettonica della storia di Istanbul, basilica, poi moschea e oggi museo di Santa Sofia. Oggi diventato il simbolo delle tensioni politiche-religiose suscitate dalla visita del papa in Turchia. La basilica, voluta dall’imperatore Giustiniano nel VI secolo, divenne una moschea dopo la conquista di Istanbul da parte degli ottomani.

Con Ataturk, nel 1935, divenne semplicemente un museo, a simboleggiare una Turchia laica e repubblicana. La visita di Benedetto XVI avrà un carattere strettamente personale. Nonostante ciò, un gruppo di ultranazionalisti, braccio del gruppo islamico “Alperen Ocaklari”, la settimana scorsa ha occupato l’edificio per protesta e chiedendone il suo ritorno a ruolo di moschea.

Domenica è stata la volta dei militanti del Partito per la Felicità, che ha avuto appena l’1,2% delle preferenze alle ultime elezioni
e che ieri è riuscito a mobilitare 20 mila persone. Anche se in piazza ne erano attese 75 mila. Al corteo antipapale c’erano ultranazionalisti e islamici. La lettura della manifestazione di Robert Anciaux, esperto di Islam e Turchia.

“Per gli islamici lo scontro di civiltà oppone la civiltà islamica a quella occidentale, necessariamente cristiana. Per gli ultranazionalisti si tratta prima di tutto di affermare il primato della nazione su tutto il resto. Si tratta di un programma che mira a dare alla Turchia un’identità tale che possa resistere a qualsiasi influenza esterna”.

Si tratta del primo viaggio ufficiale del Pontefice in un Paese a larga maggioranza musulmana, dopo la sua lezione accademica a Ratisbona. Che anche in Turchia ha sollevato reazioni fortissime. Reazioni che hanno messo in evidenza la complessità della Turchia moderna, che cerca di conciliare laicità e islam e la sua vocazione, allo stesso tempo, europeista e euroscettica.