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Per il Presidente dell'Estonia, l'Europa è la priorità, non la Russia

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Per il Presidente dell'Estonia, l'Europa è la priorità, non la Russia

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Due mesi fa, in Estonia, il Parlamento ha eletto Toomas Hendrik Ilves nuovo Presidente del Paese. Nato in Svezia, Ilver è un acceso sostenitore dell’integrazione nell’Unione europea e nella Nato di questa piccola Repubblica Baltica di un milione e mezzo di abitanti. Come comandante dell’esercito, Ilves è anche responsabile dei soldati, che sono presenti oggi in Iraq e in Afghanistan. In un’intervista con Euronews, Toomas Hendrik Ilves parla delle relazioni con i Paesi occidentali e orientali e della speranza che il suo Paese possa in futuro avere un ruolo importante in Europa.

EuroNews:
“Il 28 novembre George W Bush sarà il primo presidente americano in visita ufficiale in Estonia. Il viaggio capita nel momento in cui la popolarità di Bush è ai livelli più bassi di sempre, anche a causa della crisi in Iraq. Il suo Paese ha inviato truppe in Iraq come parte della “Coalizione dei volenterosi”. Come capo delle forze armate, rimpiange in qualche modo la decisione?”

Toomas Hendrik Ilves
“Certo provo rammarico per l’andamento della guerra, ma noi siamo un Paese che avrebbe voluto così tanto ricevere l’aiuto delle democrazie mondiali quando eravamo sotto il giogo dell’Unione Sovietica e prima sotto quello dei nazisti. Siamo stati invasi da entrambi. In linea di principio, l’Estonia ha il diritto di essere in Iraq. Possiamo avere, e abbiamo, differenze di opinioni su come condurre le operazioni. Abbiamo provato sgomento quando abbiamo saputo che le minacce che avremmo dovuto trovare in realtà non c’erano. Ma la decisione presa era comunque quella giusta”.

EuroNews
“Due soldati estoni sono morti nei combattimenti. Qualcuno dirà che l’invio di truppe in Iraq è il prezzo da pagare affinchè i Paesi baltici possano entrare nella Nato. Ritiene che l’integrazione valga qualunque prezzo?

Toomas Hendrik Ilves
“Quella in Iraq non è una missione Nato, quindi non è un prezzo da pagare. Ci sono obblighi morali di fare determinate cose quando si è una democrazia. La decisione di mandare truppe in Iraq e anche negli altri paesi dove siamo presenti riguardano la sovranità dello stato, non hanno nulla a che vedere con un prezzo da pagare a qualcuno”.

EuroNews
“Che cosa è più importante per il suo Paese : l’adesione all’Unione europea o l’ingresso nella Nato?”

Toomas Hendrik Ilves
“Bisogna capire che si tratta di due organismi totalmente diversi. Nel caso della Nato, la paragonerei all’acquisto di un’armatura. Bisogna destinare il 2% del proprio reddito per comprare quell’armatura. Poi bisogna avere un corpo adatto che calzi dentro l’armatura. Dall’altro lato, per entrare in Europa bisogna adattare ogni singola parte del proprio corpo, organo per organo, osso per osso. Per entrare in un’armatura basta assumerne la forma, ma per entrare nell’Unione europea bisogna prendere ogni singolo osso della propria struttura e adeguarlo all’Unione. Alla fine del processo di adeguamento, aver adattato tutte le ossa e aver modificato l’intera struttura del corpo, si ha un altro modo di vivere, la società assume una struttura totalmente diverse”.

EuroNews
“Cinque anni fa, un esperto Nato ha sostenuto che l’espansione del Patto Atlantico sarebbe stata il Titanic della politica estera americana e che l’iceberg su cui sarebbe affondato il transatlantico sarebbe stato l’ingresso dei paesi Baltici. Crede oggi che quella profezia si sia rivelata sbagliata?”

Toomas Hendrik Ilves
“Chiaramente nel caso dell’Estonia. La sua partecipazione alla missione in Afghanistan, per esempio, dimostra che non siamo affatto un iceberg, anche se il clima da noi è freddo. Ma mi accorgo che quell’idea è un’interpretazione ricorrente dell’Occidente. Cioè il messaggio che la democrazia, una democrazia sicura al confine con la Russia, sia percepita come una minaccia alla sicurezza. Credo sia un modo davvero strano di vedere il mondo”.

EuroNews
“Ma, entrando più nel dettaglio, Lei ha detto che vorrebbe migliorare le relazioni tra i due Paesi. Come convincerà Mosca sul fatto che avere a fianco una democrazia non è una minaccia?”

Toomas Hendrik Ilves
“Questo non è così importante. Io sono un europeo e mi preoccupo soprattutto di questioni legate all’Europa. Non mi interessano quelle russe. Il concetto di Europa è stato per gli estoni come il Sacro Graal da quando il nostro Paese è stato invaso nel 1940. E’ per il fatto di essere stati separati dall’Europa, sotto l’occupazione sovietica, che ci troviamo nella situazione attuale. Potremmo essere un paese prospero e ricco come la Finlandia, che nel 1940 aveva un tasso di sviluppo come il nostro. Per questo, pensiamo sempre all’Europa.
Ai giornalisti interessa quello che pensiamo della Russia, però quella non è la nostra priorità. La nostra priorità è il nostro Paese, la nostra priorità è l’Europa”.