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Energia: l'Europa cerca di diversificare le fonti di approvvigionamento

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Energia: l'Europa cerca di diversificare le fonti di approvvigionamento

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L’inverno è alle porte, e il gas non solo è più prezioso che mai, ma diventa motivo di scontro: l’ultimo quello che oppone Russia, uno dei primi produttori di gas e petrolio al mondo, e Georgia, che da qualche anno intrattiene pessime relazioni con Mosca.

Il monopolio pubblico del gas russo, Gazsprom, ha annunciato un forte rialzo del prezzo del gas. Annuncio mal digerito da Tiblisi che accusa il Cremlino di usare l’energia come arma politica. Una crisi analoga coinvolse l’anno scorso l’Ucraina. Mosca annunciò l’adeguamento del prezzo a quello di mercato, pari a quattro volte e mezzo di più del prezzo pagato fino a quel momento da Kiev. L’Ucraina rifiutò. Il conflitto politico che ne scaturì portò alla sospensione, anche se per un breve periodo, delle forniture.

Sospensione che ha coinvolto anche il resto dell’Europa occidentale, che dipende in modo massiccio dalle forniture di gas russo. Di questo la gran parte passa per l’Ucraina. È stato più che un campanello d’allarme per l’Europa, che da allora cerca di diversificare le fonti energetiche. Così da non dipendere da un solo Paese, e facendo arrivare le forniture per gasdotti che attraversano un minor numero di Paesi.

La costruzione di un nuovo gasdotto dovrebbe essere ultimata nel 2008, collegherà direttamente la Russia alla Germania. La domanda di gas oggi è soddisfatta per il 60% dalle riserve del Mar del nord, per il 23% dalla Russia e il 10% dell’Algeria. Un 2% arriva dalla Nigeria.

Uno squilibrio che sta stretto a alcuni Paesi, che cercano di modificare la situazione. L’Italia per esempio ha una relazione privilegiata con l’Algeria. Roma dipende dal Paese africano per circa la metà del suo fabbisogno. Di recente ha siglato un nuovo accordo per la costruzione di un gasotto che collegherà l’Algeria alla Sardegna.
Costruzione che dovrebbe concludersi nel 2011.