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L'isola divisa: le attese di Cipro e i dubbi di Ankara. Intervista al ministro degli Esteri di Nicosia, Lillikas

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L'isola divisa: le attese di Cipro e i dubbi di Ankara. Intervista al ministro degli Esteri di Nicosia, Lillikas

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Se la Turchia non rispetta gli impegni su Cipro ci saranno conseguenze sui negoziati per l’adesione. Lo dice in questa intervista esclusiva a Euronews, il ministro cipriota degli Esteri Yorgos Lillikas. E’ sempre divisa in due l’isola di Cipro. Una divisione di fatto, dato che vi è un solo governo internazionalmente riconosciuto, ed anche netta. I ciprioti grecofoni abitano al sud, mentre nel nord i ciprioti di lingua turca vivono in uno stato autoprocalamato, riconosciuto solo dalla Turchia. E i soldati turchi restano su questo piccolo lembo d’Europa.

Cipro fa parte dell’Unione europea dal 2004. Il governo ufficiale insiste sull’apertura dei porti turchi alle navi con bandiera cipriota. Una richiesta che Ankara ignora. Col risultato che il governo di Nicosia punta a una sospensione, almeno parziale, dei negoziati di adesione.

EuroNews: La presidenza finlandese aveva diramato gli inviti per un faccia a faccia sul problema di Cipro. Ma poi, all’ultimo minuto, gli inviti sono stati annullati. Perché?

Lillikas: “Come sapete, la Turchia si rifiuta di riconoscere la Repubblica di Cipro e perfino di incontrarci. Per il momento non mi posso definire ottimista. Tutte le informazioni che riceviamo da parte dei governi che mantengono relazioni con la Turchia sono negative…”

EuroNews: A metà dicembre il vertrice dei capi di stato e di governo europei tratterà i dossier turco e cipriota. Cosa proporrete per uscire dallo stallo?

Lillikas: “Che la Turchia rispetti i suoi obblighi”.

EuroNews: Parla di obblighi. Cioé quelli di aprire i porti turchi…

Lillikas: “Ci sono diversi obblighi stabiliti dall’Unione. Sono: l’apertura di porti e aeroporti turchi come previsto dall’accordo doganale tra la Turchia e l’Unione europea e dal protocollo di Ankara. C‘è poi la normalizzazione delle relazioni tra la Turchia e la Repubblica di Cipro. Ma c‘è anche il riconoscimento dello stato della Repubblica di Cipro in quanto stato-membro. Siamo davanti al paradosso che un paese-candidato ad entrare nella famiglia europea si rifiuta di riconoscere e di stabilire relazioni dioplomatiche con un membro della stessa famiglia europea. E ciò è davvero paradossale”.

EuroNews: Il motivo dei continui no della Turchia è dovuto, secondo Ankara, alla promessa non mantenuta di rompere l’isolamento della Cipro del Nord. Dunque un gesto di apertura non sarebbe utile per superare l’isolamento economico?

Lillikas: “Intanto mi permetta di dire che la questione dell’isolamento è una leggenda. E la prova di ciò è che nei due ultimi anni il reddito procapite nel settore occupato si è moltiplicata per quattro”.

EuroNews: Abbiamo parlato qualche giorno fa col presidente Mehmet Ali Talat, a capo della Cipro del Nord, un governo senza riconoscimenti internazionali, e gli abbiamo chiesto perché non rinunciasse ai soldati del contingente turco. Lui ha risposto che servono a proteggere la popolazione dai grecofoni. Come risponde?

Lillikas: “C’erano 120.000 ciprioti turcofoni nel 1974. In base al tasso di crescita demografica attuale dovrebbero essere diventati almeno 200.000, e invece sono solo 75.000. Meno che nel 1974. In tanti hanno lasciato l’isola per andarsene a Londra o altrove. E che ha fatto la Turchia? Ha trasferito 180.000 coloni dall’Anatolia. Stanno colonizzando il nord, modificando i caratteri demografici dell’isola. E quindi i 40.000 soldati turchi, molti di più dei nostri 9.000 membri della guardia nazionale, se pongono un problema di sicurezza lo pongono nei nostri confronti, perche siamo noi a essere sotto la minaccia dell’esercito turco. Siamo un paese piccolo, con una popolazione di meno di un milione di abitanti.
Se c‘è un problema di sicurezza, apriamo la discussione su questo punto, attorno a un tavolo, in un clima di dialogo. Noi siamo pronti ad invitare delle forze europee e fargli prendere il posto della guardia nazionale cipriota e dell’esercito turco. Pensiamo a una forza europea unica a protezione di due comunità”.

EuroNews: Siete pronti ad accogliere, prima o poi, la Turchia come stato membro nell’Unione europea?

Lillikas: “Certamente. Dovrei dire che noi abbiamo già sostenuto dieci volte la domanda di adesione. A dicembre 2004 e ad ottobre passato abbiamo votato per il via ai negoziati. Perché consideriamo un interesse nazionale avere una Turchia europeizzata, se cosi si puo dire, cioè una Turchia che si trasforma in democrazia, in regime rispettoso del diritto internazionale, dei diritti umani, della legge europea.
Il nostro sostegno al processo di adesione della Turchia non è incondizionato: la Turchia deve rispettare i suoi obblighi, cosa che per il momento si rifiuta di fare”.

EuroNews: Una condizione è l’apertura dei porti turchi. Ed effettivamente la Turchia ha appena confermato di non aver l’intenzione di farlo per il momento. Da parte vostra si assiste al blocco dei capitoli di negoziato. Quindi tutto resta fermo. Tornando alla domanda di prima, cosa proponete concretamente per sbloccare la situazione, da adesso a metà dicembre, per la riunione dei capi di stato e di governo?

Lillikas: “Veda, non si possono applicare le condizioni della Turchia. E’ la Turchia che deve aiutare se stessa. Noi siamo pronti ad aiutare la Turchia a condizione che essa stessa si aiuti. Per il momento rifiuta di farlo. Il blocco si deve a una mentalità, ad una cultura politica in Turchia che immagina l’adesione all’Unione europea come se fosse un menu à la carte…”