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Siria e Iran interlocutori, solo a determinate condizioni

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Siria e Iran interlocutori, solo a determinate condizioni

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E’ un dialogo tra sordi quello tra l’asse Washington-Londra da un lato e Teheran-Damasco dall’altro. Sia l’Iran che gli Stati Uniti sono disposti a dialogare, ma ciascuno alle sue condizioni. Eppure ieri, uno spiraglio poteva intravvedersi nelle parole di George Bush: “E’ importante per noi arrivare ad un esito positivo in Iraq, non solo per la nostra sicurezza, ma per la sicurezza del Medio Oriente. E sto cercando delle nuove idee”.

Frasi interpretate in principio come un’apertura al dialogo con Siria e Iran. Un dialogo che sembra essere raccomandato dalla commissione statunitense sull’Iraq. Poco dopo Bush però smentiva: “Lo abbiamo detto chiaramente: la nostra posizione verso l’Iran non è cambiata”.

Ad aggiungere confusione, le parole di Tony Blair. Il premier britannico ieri può essere sembrato propenso ad un cambiamento di strategia. Ma se la prima parte del suo discorso lo poteva far pensare, la seconda non lasciava alcun dubbio: “La maggior parte della risposta al problema iracheno non è dentro l’Iraq ma al di fuori, in tutta la regione. Questo è cio’ che io chiamo una strategia per l’intero Medio Oriente. E dobbiamo sgomberare il campo da un equivoco di fondo: che si tratti di un cambiamento di politica nei confronti di Siria e Iran”.

E subito dopo, Blair rincarava la dose per l’Iran: “Offriamo all’Iran una scelta strategica chiara. Loro collaborano nel processo di pace invece di ostacolarlo. Smettono di sostenere il terrorismo in Libano e in Iraq. Oppure ne subiscono le conseguenze: e restano isolati.” Dunque nessun cambiamento di rotta rispetto alla Siria, ma una scelta strategcia che assomiglia ad un aut aut per l’Iran. Non si esclude che Londra e Washington possano rivolgersi a Damasco, anche solo per isolare ancora di più Teheran.