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Continua la protesta in Kirghizstan, per chiedere dimisisoni presidente

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Continua la protesta in Kirghizstan, per chiedere dimisisoni presidente

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In circa seicento hanno passato la notte accampati davanti alla piazza del parlamento a Bishkek, in Kirghizstan. Da giovedì, i manifestanti chiedono le dimissioni del presidente Kourmanbek Bakiev, che oggi è passato al contrattacco. Ci sono le prove – ha detto – che l’opposizione voglia tentare un colpo di stato.

Per il premier Felix Kulov, la protesta rimane sotto controllo. “Non facciamo parte dell’Europa – ha dichiarato – e da noi non ci saranno rivolte e disordini, come quelli che si sono visti in Ungheria o in Francia”.

L’ex repubblica sovietica del Kirghizstan non è nuova a forti crisi politiche. Lo stesso Bakiev venne insediato a furor di popolo nel marzo 2005 dalla cosidetta rivoluzione dei tulipani, che spodestò il suo predecessore Askar Akaiev. Ma le promesse di riforme democratiche incarnate da Bakiev non hanno avuto seguito. Dopo la sua elezione, al contrario, si sono moltiplicate le accuse di corruzione contro l’elite al potere. A scatenare la protesta, ieri, la mancata presentazione al parlamento di un nuovo testo costituzionale, che dovrebbe ridurre i poteri del presidente.