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Libia, parola alla difesa nel processo per il contagio di Hiv

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Libia, parola alla difesa nel processo per il contagio di Hiv

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Le infermiere bulgare e il medico palestinese non hanno iniettato il virus Hiv negli organismi dei bambini libici, ma sono le precarie condizioni d’igiene dell’ospedale di Bengasi ad averne provocato la morte. E’ la linea della difesa del processo in corso a Tripoli: il secondo contro i 6 accusati di avere deliberatamente infettato 426 bambini alla fine degli anni Novanta.
Nel primo procedimento, gli imputati vennero condannati a morte per fucilazione. Ma l’Alta corte libica si pronunciò per la ripetizione del processo. Nel frattempo era scattata una trattativa diplomatica per la liberazione dei 6, conclusa con un nulla di fatto.
Gli imputati si sono dichiarati innocenti e affermano di essere stati torturati per confessare la loro colpevolezza.