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Aborto: in Portogallo si deciderà la depenalizzazione con un referendum

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Aborto: in Portogallo si deciderà la depenalizzazione con un referendum

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In Portogallo chi abortisce rischia in teoria fino a tre anni di prigione. A gennaio i portoghesi potrebbero, tramite referendum, mettere in soffitta una delle più rigide normative ancora vigenti in materia in Europa. Il dibattito politico, trasversale ai partiti lusitani, non ha come obiettivo liberalizzare l’interruzione volontaria di gravidanza, ma trovare un equilibrio tra convinzioni personali e libertà. In breve: depenalizzare l’aborto.

In un Paese fortemente impregnato dei valori cattolici, la Chiesa ha adottato un profilo basso e annuncia che non darà indicazioni di voto. Il fronte del sì è convinto che la depenalizzazione sia necessaria per svecchiare il Paese e per smettere di colpevolizzare una coscienza collettiva che l’accetta tacitamente. Dai 20 ai 40 mila aborti clandestini si praticano ogni anno in Portogallo.

Eppure otto anni fa, allo stesso quesito referendario i portoghesi risposero no con il 51% dei voti. Referendum non valido comunque perché ben il 68% degli aventi diritto si astenne. In Europa in media, l’Interruzione volontaria di gravidanza può essere fatta entro 12 settimane dal concepimento. Che diventano 22 e 24 rispetivamente nei Paesi Bassi e in Olanda.

L’aborto è vietato invece in Irlanda, Polonia, Malta oltre che in Portogallo. Un problema di coscienza che divide l’opinione pubblica e la stessa classe medica in Portogallo. Non è possibile dire quando la vita umana inizia, per Albino Aroso, ex vice ministro alla salute, ma sia ha vita quando si ha un sistema nervoso.

Per il direttore di ostetricia dell’ospedale Sao Joao: “Si parla di vita quando ci sono tutte le condizioni minime e necessarie per fare dello zigote un essere umano fuori dell’utero”. I termini del dibattito non cambiano, questa volta la difficile scelta spetta ai portoghesi.