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Francia, genocidio degli armeni. Un voto storico ma poco partecipato.

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Francia, genocidio degli armeni. Un voto storico ma poco partecipato.

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L’occasione era storica, ma delicata: tre deputati francesi su quattro hanno preferito disertare l’aula per non votare. Alla fine la proprosta di legge che prevede un anno di carcere e 45 mila euro di ammenda per chi neghi il genocidio armeno è passata a larga maggioranza: 106 a favore e 19 contro, ma l’aula era semi vuota.

Ispirata dai socialisti, la legge ha trovato il favore anche di neo gollisti e centristi, come l’ex ministro Patrick Devedjan, che poi è di origine armena: “La Francia è il paese dei diritti dell’uomo, il paese che ci ha accolto nella sofferenza e nella difficoltà e che ci permette di proteggere anche la nostra memoria, la nostra identità, grazie a questa legge che si oppone all’aggressione che subiamo, in Francia, dal negazionismo organizzato dalle autorità turche”.

Per chi ha votato contro la legge, le vere motivazioni di chi si è esprsso a favore sono però ben altre. Pierre Mehaignerie, del partito di Chirac: “Ritengo che il parlamento non onori se stesso votando testi e andando a cercare gli elettori per delle ragioni essenzialmente politiche. Penso che gli storici abbiano spiegato a sufficenza quello che deve essere il ruolo del parlamento e quello che il prlamento non deve essere”.

In Francia vive la più vasta diaspora armena dell’Europa occidentale, almeno mezzo milione di persone. Un gruppo che conta personalità importanti, in tutti i campi, dalla politica alla cultura, ma è fatta soprattutto da gente comune: i nipoti e i pronipoti di quelle migliaia di persone che trovarono asilo in Francia dopo il 1915; e che ora gridano “viva la Francia!”, aspettando, fiduciosi, il passaggio della legge in Senato.