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Paesi Baschi spagnoli, il presidente regionale Ibarretxe: "Io sono ottimista"

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Paesi Baschi spagnoli, il presidente regionale Ibarretxe: "Io sono ottimista"

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Il processo di pace aperto nei Paesi Baschi dopo l’annuncio del cessate il fuoco permanente da parte dell’Eta sarà dibattuto all’europarlamento il prossimo 25 ottobre. La strada fatta finora non è stata priva di ostacoli, basti pensare alla recrudescenza della violenza in strada. Sul piano politico per Batasuna, considerato braccio politico dell’Eta, il processo di pace è in fase di stallo. Il Partito popolare rifiuta di sedersi allo stesso tavolo con i membri della formazione nazionalista, messa fuori legge. In occasione del VII forum Europa-America Latina a Biarritz, in Francia, Euronews ha intervistato il presidente del governo basco, Juan José Ibarretxe. Il suo partito, il Partito nazionalista basco, (nazionalisti moderati) è alla guida del governo regionale da oltre 25 anni.

Euronews: A sette mesi dal cessate il fuoco permanente decretato dall’Eta, le difficoltà sono evidenti. La violenza urbana si è intensificata. A che punto è il processo di pace?

Juan José Ibarretxe: Sono ottimista, malgrado tutto. Malgrado anche i discorsi politici che fomentano la confusione. Sono sicuro che riusciremo a conseguire la pace e raggiungeremo un accordo tra i Paesi Baschi spagnoli e la Spagna per convivere politicamente nel XXI secolo. Malgrado le difficoltà sono ottimista e credo ci siano basi solide per portare avanti il processo.

EN: Lei ritiene che si tratti di un’occasione storica per la pace. Ma per ottenerla è sufficiente l’uscita di scena dell’Eta o ci sono altre condizioni. Se sì, qualì?

JJI: Deve prevalere la pace e la violenza deve cessare una volta per tutte. Spetterà poi ai partiti politici e alla società basca decidere quale futuro vogliamo. In questo nuovo contesto, ci troveremo da un lato di fronte alla fine della violenza e dall’altro di fronte all’inizio di un avvenire istituzionale che dipenderà dalle scelte democratiche dei cittadini che abitano nei Paesi Baschi.

EN: Ha dichiarato che il dialogo ufficiale con l’Eta è stato già aperto. Dovrà svilupparsi su due fronti: la smilitarizzazione e la questione dei prigionieri. Ritiene che il fronte dell’Eta sia compatto, o pensa che ci sia un’ala che si oppone ai negoziati?

JJI: Penso si debbano innanzitutto evitare le speculazioni. Sapere come si struttura l’Eta e quali siano le diverse correnti a noi non interessa veramente. L’Eta ha manifestato la sua volontà di rinunciare definitivamente alla violenza, è questo l’argomento cui teniamo e allo stesso tempo è un’occasione da non sprecare. La società basca, la spagnola, la francese l’europea devono sapere che il contatto con l’Eta è stato stabilito e che i partiti politici baschi sono seduti al tavolo negoziale. Sono convinto che la violenza dell’Eta finirà per sempre e in una seconda fase arriveremo a stringere degli accordi politici che saranno valutati dai cittadini attraverso una consultazione democratica.

EN: In questa seconda fase è prevista la creazione di un tavolo negoziale che vedrà insieme tutti i partiti baschi. Il partito popolare rifiuta di partecipare. Rifiutano di sedersi al fianco di Batasuna, presunto braccio politico dell’Eta, (partito oggi fuorilegge). Pensa che possano comunque essere fatte scelte definitive?

JJI: Ritengo che siamo tutti necessari, ma nessuno è indispensabile e nessuno ha diritto di veto. La presenza del partito popolare è necessaria? Certo che sì, ma anche quella di Batasuna, del partito socialista, di quello nazionalista basco e delle altre formazioni basche (come di Euskò Alkartasuna e Ezker Batua). La partecipazione di tutti è necessaria ma ripeto non indispensabile”.
Penso che il Partito popolare finirà per partecipare a questo dibattito, perché altrimenti come potrà giusticare il fatto di non aver partecipato a trovare una soluzione a questo problema?.

EN: Il 25 ottobre al Parlamento europeo, i socialisti chiederanno quale ruolo può avere Brusselles per aiutare il processo di pace nei Paesi Baschi. Le faccio la stessa domanda.

JJI: Abbiamo sempre cercato l’appoggio delle istituzioni europee e delle agenzie istituzionali, perché riteniamo importante avere alleati. L’alleanza con l’Unione europea è fondamentale per dare impulso al processo di pace, per dare impulso agli accordi per la coabitazione di Paesi Baschi e Spagna.

EN: Secondo il partito popolare, portando il dibattito fino a Brusselles, Batasuna raggiunge il suo obiettivo: internazionalizzare il conflitto basco. Il fatto che il processo di pace oltrepassi i confini spagnoli è in contraddizione con il fatto che ad esempio, la Francia ha sempre sostenuto che l’Eta è un affare spagnolo?.

JJI: Sarà, ma in Francia Batasuna è un partito legale. Vorrei, comunque, fare una domanda ai popolari, nel caso dell’Irlanda del Nord cercare un aiuto presso l’Unione europea per dare impulso al processo di normalizzazione è stata una capitolazione di fronte al terrorismo e alla violenza? Il Ppe esagera, a mio avviso. Ritengo piuttosto che parlare del conflitto basco, della fine della violenza, di accordi politici in seno all’Unione europea, il fatto di essere sull’agenda politica mondiale sia positivo. È un elemento ulteriore che ci aiuterà a mettere le basi per superare definitivamente il problema.