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Louis Michel: Darfur, un inaccettabile status quo

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Louis Michel: Darfur, un inaccettabile status quo

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Viaggio-lampo della Commissione europea nel Darfur. E’ stata l’occasione per riaffermare il ruolo prioritario che l’Africa svolge per Bruxelles. Priorità umanitaria e politica. Tutto è da ricostruire nel Darfur, tra massacri che nessuno osa qualificare come genocidio e rischi d’instabilità regionale.
Louis Michel, commissario europeo agli aiuti umanitari e allo sviluppo ed ex ministro degli esteri belga, ci dice ciò che l’Europa può e vuole fare nel Corno d’Africa.

EuroNews : “Signor commissario, benvenuto su EuroNews. Perché questa missione, con grande spiegamento di mezzi, della Commissione nel Darfur?

Louis Michel : Innanzitutto, per dimostrare chiaramente l’impegno e la preoccupazione per quello che accade qui. La Commissione contribuisce più di chiunque altro, con 600 milioni di euro, all’aiuto umanitario e al finanziamento della missione di pace condotta dall’Unione africana. Quindi vogliamo manifestare le nostre inquietudini e le nostre preoccupazioni. Oggi abbiamo l’impressione che la situazione si stia ulteriormente deteriorando, che potremmo perdere gli effetti dei progressi fatti finora e ai quali abbiamo contribuito attivamente. Aggiungo che la credibilità di cui la Commissione gode presso il governo del Sudan ci mette, forse, in una posizione favorevole per far comprendere che non è possibile mantenere lo status quo.

EuroNews : Come si potrebbe convincere il presidente sudanese al Bashir ad accettare i caschi blu delle Nazioni Unite?

“Il presidente Barroso ha spiegato, in modo estremamente convincente, per quale ragione l’Unione europea sostiene la risoluzione delle Nazioni unite. Abbiamo ascoltato, certo, le ragioni del rifiuto del governo sudanese di accettare il passaggio dalla missione Amis dell’Unione africana alla missione dell’Onu. C‘è stato un vero e proprio scambio dinamico di vedute, che ci ha fatto individuare, in un certo modo e comunque dal nostro punto di vista, dove potrebbero essere i margini di avanzamento. Sapete bene che questo accordo non sarà rinegoziato, dunque è necessaria tanta buona volontà. Per quello che ci riguarda, faremo tutto il possibile per esercitare un minimo di pressione”.

EuroNews : Non crede che gli Stati Uniti abbiano un atteggiamento un po’ aggressivo su Darfur e Sudan?

Louis Michel : Non voglio certo giudicare l’atteggiamento del nostro partner americano, perché l’America è nostro partner. Gli Stati Uniti sono una parte importante della comunità internazionale, come l’Unione europea. Penso che il nostro ruolo sia di utilizzare il nostro valore aggiunto, rappresentato dal credito di cui godiamo presso il presidente Bashir e i sudanesi per convincerli a superare lo status quo e far avanzare il dossier.

EuroNews : Dunque Unione europea potenza umanitaria?

Louis Michel : Beh, è già molto: Unione europea potenza umanitaria. Quando si è potenza umanitaria, ne ho avuto conferma durante questa missione, si è anche potenza politica. Indiscutibilmente, l’influenza politica dell’Unione europea sul governo del Sudan, è una realtà. Parliamo e… credo che in una certa misura, ci ascoltino.

EuroNews : Qual è l’interesse per il cittadino europeo e l’Unione come entità politica, di un intervento nel Darfur?

Louis Michel : Credo che l’obiettivo dell’Unione europea non è di mettere dei soldi per recuperare benefici, avere una sorta di agenda economica e politica. Per convincersi dell’influenza politica dell’Unione bisognerebbe almeno una volta interrogarsi sui conflitti in tutto il mondo, cosa sarebbero senza il ruolo umanitario dell’Unione europea e senza il suo impegno per lo sviluppo. E’ vero, potremmo avere una più grande influenza, ma per questo occorre che i singoli Stati nazionali ci diano un po’ più di spazio per avere una posizione comune più audace, più forte politicamente. Il Darfur è una regione tra due fuochi. E’ una regione dove si è concentrato tutto un insieme di rischi esplosivi, il fondamentalismo e le differenze religiose e culturali della civiltà, con la tentazione, per alcuni, di utilizzare queste divergenze per fini di politica interna. Dunque, se tutto questo non viene affrontato con un piano strategico, se non si ha un’offerta politica da proporre, nel Corno d’Africa prenderemo dei rischi immensi.

EuroNews : Non crede che la preoccupazione del presidente Bashir sia che la forza delle Nazioni Unite, una volta qui nel Darfur, potrebbe trasformarsi in una sorta di polizia dell’Onu e dunque fermare certi personaggi del regime?

Louis Michel : Francamente, credo che non possa dirsi questo. Penso che il presidente sia deluso per essere stato mal ricompensato degli sforzi compiuti e delle concessioni fatte per l’accordo di pace. Si ha l’impressione che sia sospettoso riguardo la missione dell’Onu, che secondo lui potrebbe essere una sorta di attore capace di destabilizzarlo e rimpiazzarlo. E’ chiaro che io non credo a tutto ciò, ma non è facile convincerlo; dunque, occorre lavorare con tutti questi elementi. Come fare per dare al presidente garanzie in termini di sovranità, come fare per dargli un riconoscimento delle concessioni che ha fatto, come fare perché comprenda che lo status quo non è più accettabile. Ecco, abbiamo, io credo, un certo numero di elementi su cui lavorare”.