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Il Belgio, al test elettorale, teme il ritorno del nazionalismo xenofobo nelle Fiandre

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Il Belgio, al test elettorale, teme il ritorno del nazionalismo xenofobo nelle Fiandre

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Il nazionalismo e l’immigrazione sono i temi forti delle elezioni amministrative che si terranno domenica in Belgio, O almeno sono i temi del partito fiammingo di destra, il Vlaams Belang, che può essere considerato erede diretto del Vlaams Blok, sciolto dall’Alta Corte Belga per incitazione alla discriminazione e al razzismo. Fondato nel 2004, il Vlaams Belang gode di consensi sempre maggiori.

“Siamo i portatori di un messaggio politico chiaro”, dice il leader Filip Dewinter. “La priorità sono gli interessi della maggioranza silenziosa degli europei che oggi subiscono l’immigrazione illegale, la criminalità crescente e la mentalità del politically correct”. Escluso dal potere come nella città di Anversa, a causa delle sue tesi xenofobe, il Vlaams Belang rivendica apertamente l’indipendenza delle Fiandre.

Questo mette a dura prova la fragile unità del Belgio, dove le due principali comunità linguistiche, i fiamminghi e i valloni, non sempre riescono a capirsi. In Vallonia, dove si parla il francese, il presidente della regione, Elio Di Rupo, difende il sistema federale belga e vuole mantenere l’unità nazionale. “Alcuni esponenti politici fiamminghi vogliono staccare le Fiandre, comprendendo nel loro territorio anche Comuni francofoni attorno a Bruxelles, ma vogliono anche includere la capitale stessa, che però è al 90% di lingua francese. Evidentemente la Vallonia non rinuncerà mai a Bruxelles, esiste una solidarietà linguistica”.

I fiamminghi, dal canto loro, accusano i francofoni che abitano attorno alla capitale, e quindi nelle Fiandre dove si trova geograficamente Bruxelles, di non volersi integrare. Così la pensa anche il presidente delle Fiandre, Yves Leterme. “I francofoni non si stanno integrando. Continuano a parlare francese a si rifiutano di imparare il fiammingo. O non sono intellettivamente capaci di parlare la nostra lingua oppure non vogliono farlo”. Diviso linguisticamente ma anche politicamente, il Belgio nella primavera dell’anno prossimo affronta il test delle elezioni legislative.