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La Russia impone l'embargo alla Georgia dopo la crisi delle spie

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La Russia impone l'embargo alla Georgia dopo la crisi delle spie

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Restituire alla Russia le quattro presunte spie non è bastato. Mosca ha messo in atto una serie di rappresaglie contro la Georgia, che potrebbero mettere in ginocchio l’economia del Paese. Al loro ritorno, i militari arrestati mercoledì scorso sono stati accolti con tutti gli onori dal ministro della difesa russo Sergei Ivanov, che ha definito l’intera vicenda una messinscena e una macchinazione per secondi fini: “Non è la prima provocazione da parte georgiana e non sarà l’ultima”, ha detto il ministro.

Alcuni analisti politici sottolineano che Tblisi avrebbe interesse a mettere in cattiva luce la Russia per far saltare il suo ruolo di mediatore nei conflitti con le regioni separatiste georgiane dell’Abkazia e dell’Ossezia del Sud. Mosca da ieri, per ritorsione, ha bloccato gli scambi postali con la Georgia e ha sospeso i collegamenti aerei, marittimi, stradali e ferroviari. Se oggi l’embargo verrà esteso alle operazioni bancarie, verrebbero meno anche le ricche rimesse degli emigrati in Russia – che da sole rappresentano oltre il 14 per cento del Pil georgiano.

Ieri il governo di Tblisi aveva rimesso i quattro militari russi nelle mani di un rappresentante dell’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa. In aereo sono saliti ammanettati: per la Georgia rimangono agenti segreti inviati per spiare le mosse del proprio esercito e della Nato.