ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Bosnia al bivio tra il successo della transizione e la divisione etnica

Lettura in corso:

Bosnia al bivio tra il successo della transizione e la divisione etnica

Dimensioni di testo Aa Aa

Il futuro della Bosnia Erzegovina? L’opinione cambia a seconda che a rispondere sia un serbo, un croato o un musulmano.
A dieci anni dalla fine della guerra, i bosniaci sono ancora profondamente divisi. Sulla base degli accordi di Dayton, del dicembre 1995, le tre comunità coabitano un territorio formato dalla Federazione croato-musulmana e dalla Repubblica Srpska. Sono oltre 4 milioni di abitanti, tra musulmani – circa il 40% della popolazione -, serbi (ortodossi) – il 31% -, e croati (cattolici) – il 18%.

La Costituzione impedisce la secessione, ma nella capitale serba gli abitanti la pensano diversamente. Il premier uscente, Milorad Dodik, ha basato la sua campagna elettorale sul rigurgito del nazionalismo e qui il futuro potrebbe chiamarsi “referendum per l’autodeterminazione”.

Nella Federazione croato-musulmana, la maggioranza dei musulmani spera in una Bosnia unificata. Il capo del partito per la Bosnia e l’Erzegovina, l’ex ministro degli esteri bosniaco durante la guerra, Haris Silajdzic, preme per l’eliminazione delle entità.
Ma per i croati più nazionalisti, come l’esponente del partito democratico croato, Ivo Miro Jovic, il sogno rimane quello del 1991: un riavvicinamento alla madre patria.

L’anno prossimo è prevista la fine del Protettorato Internazionale. Dal giugno 2007 l’Alto Rappresentante della comunità internazionale, che oggi ha pieni poteri, non esisterà più. Sul successo della transizione e sul processo di riforme, la Bosnia Erzegovina si gioca l’ingresso nell’Unione Europea. Intanto, la ricostruzione del Paese procede a rilento e sconta l’assenza di una visione comune del futuro politico.