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Alleanza Renault-General Motors: solo se conviene

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Alleanza Renault-General Motors: solo se conviene

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É stato il salvatore di Nissan, ora vorrebbe raddrizzare la situazione in Renault che della casa giapponese detiene il 44%. Carlos Ghosn, il numero uno di Renault, è la star del salone dell’auto di Parigi: il gruppo francese sta trattando con General Motors in vista di una possibile alleanza. A che punto sono i colloqui?

“Entro metà ottobre daremo una risposta molto semplice: ci sono sinergie sufficienti per dare vita a un’alleanza di questo tipo o non ci sono? Se la rsposta sarà negativa ci fermeremo lí. Non vale la pena perdere tempo a esaminare una situazione che non si realizzerà e che non ha un fondamento oggettivo. Se invece riterremo che ci siano sinergie sufficienti, passeremo alla seconda fase, cioè che cosa fare? Che tipo di organizzazione, che tipo di processo, e come dobbiano impegnarci per fare in modo che queste sinergie diano risultati positivi per tutti i gruppi intereressati. Questa è la situazione al momento. Ma su questo si sono sviluppate molte speculazioni: uno la pensa in questo modo, l’altro in un altro modo, uno è entusasta, l’altro non lo è. Tutto questo non ha molta importanza perchè in fondo noi siamo capi d’azienda, vogliamo verificare in modo obiettivo cosa possa apportare un’alleanza di questo tipo alle nostre società, per poi valutarla nel merito”.

Avete lanciato qualche tempo fa il piano “Renault Contrat 2009” con l’obiettivo di vendere nel 2009 800 mila vetture in piú all’anno rispetto a oggi . Che possibilità di successo ha questo progetto?

“La sola cosa che conta per me in quanto numero uno di Renault sono gli impegni che ho preso personalmente e insieme a tutto il personale dell’azienda sui tre obiettivi che ci siamo fissati per il 2009: 6% di margine operativo, 800 mila vetture vendute in piú all’anno e portare la Laguna a essere tra le migliori tre vetture della sua categoria. É la sola cosa che conta. Se faremo un’alleanza vorrà dire che questa alleanza rafforza i nostri impegni. Non accetteró mai un’alleanza che indebolisca il nostro potenziale. Abbiamo preso solo tre impegni, sono importanti e ci teniamo. Posso assicurare che un’alleanza potenziale con General Motors sarà presa in esame in funzione della sua capacità di rinforzare e rendere piú saldi gli impegni che Renault si è assunta”.

Il gruppo Renault dall’inizio dell’anno ha perso fette di mercato in Europa. Come giudica il 2006?

“Un anno difficile per noi, perchè il momento non è molto favorevole, il mercato europeo è bloccato, è condizionato dall’aumento delle materie prime, dell’energia, è un momento in cui abbiamo poche novità da proporre. Ma allo stesso tempo stiamo lavorando duramente per preparare le 26 novità inserite nel Contratto 2009, che comprende anche la riduzione dei costi e il miglioramento della qualità. Il 2006 è un anno difficile, un po’ lo avevamo previsto, c‘è molto lavoro da fare e pochi risultati visibili. Ma è un investimento che noi facciamo perchè il 2007, il 2008 e il 2009 siano migliori”.

Che cosa manca all’alleanza Renault/Nissan perchè sia davvero matura?

“Non manca granchè, bisogna solo continuare a lavorare con spirito di collaborazione all’interno delle due società. Nessuno deve pensare che non ci siano altre sinergie possibili, perchè ce ne sono ancora. Aumenteremo la nostra cooperazione. Il clima è molto migliorato. Sono impressionato dal fatto che sia la sola alleanza in cui si passa piú tempo a cooperare che a scontrarsi”.

Che cosa possono dare le case costruttrici giapponesi e sudcoreane a quelle europee e americane?

“Penso che le case asiatiche possano dare molto a quelle europee e americane ma vale anche il discorso contrario. A patto che si uniscano gli sforzi senza mettere in discussione le identità. Non si tratta di creare un ibrido che non sia piú nè giapponese, nè francese, per esempio. I francesi restano in Francia, i giapponesi in Giappone. Tutti si sentono all’interno della loro azienda. Ma il fatto di poter lavorare insieme, con metodi diversi, punti di vista diversi, priorità diverse e un approccio diverso, tutto ció è difficile ma estremamente arricchente e in generale si ottengono risultati migliori”.

Come valutate gli sforzi di indiani e cinesi per costruire un’industria automobilistica nazionale competitiva?

“In molti settori, compreso quello automobilistico, la concorrenza è tale che è difficile veder sorgere da qualche parte un campione nazionale. Per un motivo semplice: tutti i costruttori di automobili oggi producono in Cina e non credo che un costruttore cinese possa fare in Cina ció che un costruttore straniero già presente nel paese non possa fare. La manodopera è la stessa e cosí le infrastrutture, i quadri, le risorse . Credo sia positivo in un mondo globalizzato che i paesi emergenti giochino un ruolo piú importante ma allo stesso tempo non credo sia facile”.

É conosciuto come un lavoratore instancabile. Dove trova le energie?

“Bella domanda, non ho la risposta”