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Si è aperto a Bucarest l'undicesimo vertice della Francofonia

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Si è aperto a Bucarest l'undicesimo vertice della Francofonia

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L’undicesimo vertice della Francofonia si apre a Bucarest all’insegna di simboliche novità e qualche polemica. Per la prima volta il meeting che riunisce i dirigenti di oltre 60 Paesi, 32 capi di Stato e di governo, è organizzato nell’Est Europa. Bucarest è la cornice perfetta, a pochi giorni dalla conferma che Romania e Bulgaria si uniranno ai Venticinque ad inizio 2007. “E’ un autentico onore essere il primo Paese europeo, Francia a parte, ad ospitare la conferenza” ha detto il Presidente rumeno Traian Basescu, sfoggiando un doveroso seppur non fluentissimo francese.

Inevitabile all’apertura del vertice, il riferimento alla situazione in Libano, visto anche il mancato invito del Presidente libanese, il filo-siriano Emile Lahoud, la cui posizione resta nell’opacità dopo l’omicidio dell’ex Primo ministro libanese Rafic Hariri. “Non c‘è orizzonte possibile per il nostro mondo e per la francofonia senza la pace” ha detto il Presidente francese Jaques Chirac. “La tragedia del conflitto in Libano ce lo ricorda con forza ancora una volta”.

A decidere che la presenza di Lahoud non era opportuna è stato proprio il Paese che ospita la conferenza, d’accordo con il Segretario Generale dell’Organizzazione Internazionale della Francofonia, Abdu Diouf. Al centro della discussione, oggi e domani, i tanti conflitti aperti, in particolare le situazioni del Darfur, del Ciad e della Costa d’Avorio.