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Speranze (e ambizioni) della Bulgaria alla vigilia dell'adesione all'Unione Europea

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Speranze (e ambizioni) della Bulgaria alla vigilia dell'adesione all'Unione Europea

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La Bulgaria è pronta a entrare nell’Unione Europea il 1° gennaio 2007. Ne è convinto il suo presidente Georgi Parvanov, che ai microfoni di EuroNews difende la candidatura del suo paese. A suo avviso gli sforzi compiuti dalla Bulgaria per raggiungere l’obiettivo meritano il via libera della Commissione di Bruxelles, senza alcuna precondizione. A detta del presidente bulgaro il ruolo della Bulgaria è centrale in Europa, non solo perché crocevia tra occidente e oriente, ma anche per il suo potenziale in termini di sviluppo socio economico.

EuroNews: Presidente, stando alle ultime indiscrezioni trapelate alla Commissione Europea, il suo paese dovrebbe entrare nell’Unione il prossimo gennaio. Si prevedono pero’ alcune clausole di salvaguardia. Questo la preoccupa? e quali potrebbero essere le conseguenze di eventuali clausole?

Parvanov: Oggi possiamo tranquillamente dire che la Bulgaria ha raggiunto lo stesso livello di preparazione dei dieci paesi entrati nell’Unione nel maggio del duemilaquattro. Spero dunque che Bruxelles sia coerente e applichi le stesse regole con noi come ha fatto con quei dieci paesi. Le clausole di salvaguardia sono una reale preoccupazione perché non costituiscono un incentivo a ulteriori riforme, anzi, rischiano di scoraggiare il popolo bulgaro. Sarebbe meglio trovare una forma di cooperazione insieme ai partner europei al fine di proseguire colle riforme dopo l’adesione, in particolare nei settori considerati sensibili.

EuroNews: Appunto: criminalità, corruzione, riforma della magistratura, della sanità.. tutte questioni ben lungi da una soluzione. Piuttosto che puntare all’adesione non sarebbe meglio disporre di un po’ piu’ di tempo per prepararsi?

Parvanov: Rimandare anche solo di un anno deluderebbe profondamente il popolo bulgaro. Sono stati presi degli accordi; occorre applicarli alla lettera. È opinione condivisa all’interno dell’Unione. Le faccio un esempio. La Bulgaria ha accettato di chiudere due unità della centrale nucleare di Kozloduy. I lavori sono attualmente in corso, anche se la decisione in sé è ingiusta nei confronti della Bulgaria e del popolo bulgaro. Per questo è importante che l’Europa capisca e tenga conto degli sforzi, e dei sacrifici, compiuti dalla gente pur di rispettare gli impegni presi. Credo che anche l’Unione Europea debba fare qualche sforzo nei confronti della Bulgaria e della sua adesione.

EuroNews: Per tornare alla questione nucleare: ha parlato della centrale di Kozloduy. Per quando è prevista la chiusura? E quali sono i suoi eventuali timori in merito alla concorrenza a danno della Romania in questo settore?

Parvanov: È vero che la Bulgaria nutre qualche ambizione nel settore energetico. Vorremmo mantenere il nostro ruolo di snodo nella regione, e questo in vari modi. Puntiamo a sviluppare il nucleare. Stiamo construendo una nuova centrale conforme alle norme europee e mondiali. La Bulgaria vuole inoltre essere un punto di passaggio centrale per il transito di petrolio e gas naturale da est verso ovest. Grazie a una politica efficiente e flessibile riteniamo di poter mantenere un nostro ruolo sul mercato energetico.

EuroNews: Un accordo è stato firmato con la Russia e la Grecia per la costruzione di un gasdotto strategico. Pare che la Russia voglia fare la parte del leone. Per la Bulgaria questo costituisce un problema, o l’accordo è il segnale che avete intenzione di rafforzare i legami con Mosca?

Parvanov: Devo sottolineare che questo progetto è in preparazione da tempo. Fa parte di un’iniziativa importante non solo per la Bulgaria ma per tutta l’Europa, che oggi nel settore energetico non ha alternativa. Non è possibile risolvere il problema delle fonti di approvvigionamento sul continente senza il contributo della Russia.

EuroNews: Passando a un’altra questione e a un altro paese: è favorevole all’entrata della Turchia nell’Unione Europea? E perché?

Parvanov: Dal momento che la Turchia è un paese confinante è nostro interesse vederla avviarsi verso l’Europa e diventare un giorno stato membro dell’Unione. Vorrei pero’ aggiungere che è necessario che Ankara, cosi’ come tutti gli altri paesi in passato candidati, prenda tutte le misure del caso, talora dolorose, per soddifare i criteri politici, economici e cosi’ via imposti dall’Unione Europea.

EuroNews: E la Macedonia? il ministro degli esteri bulgaro ha recentemente chiesto che cessino le aggressioni nei confronti della Bulgaria. E’ d’accordo?”

Parvanov: Intanto le ricordo che la Bulgaria è stato il primo paese a riconoscere la Macedonia con il nome previsto dalla Costituzione di Skopje. E ne abbiamo sempre sostenuto gli sforzi perché vi si affermino pace e stabilità. Quando pero’ si tocca la storia, e noi abbiamo una storia comune, non possiamo permettere che venga stravolta. In ogni caso, questo è un dibattito che riguarda gli storici. Oggi dobbiamo concentrare gli sforzi e guardare al futuro. Sono convinto che lavorando tutti insieme in una certa direzione la Macedonia entrerà un giorno nell’Unione Europea, la Bulgaria ci è già quasi. Questa sarà la migliore soluzione alle questioni ancora irrisolte, e che si sono accumulate negli ultimi decenni.

EuroNews: Riguardo al Medioriente, la Bulgaria ha deciso di inviare suoi soldati in Libano. Come mai? Ritiene che questo abbia influenzato la decisione della Commissione in merito alla vostra adesione?

Parvanov: Direi che per noi si tratta di un dovere morale. Tra l’altro la Bulgaria ha partecipato in modo significativo a un certo numero di missioni internazionali in passato, e in particolare qui, nei Balcani. E questo dimostra che oltre a fornire un contributo notevole all’Unione Europea in termini socio-economici, il Paese puo’ garantire molto in materia di sicurezza, non solo all’interno dell’Unione ma anche in altre parti del mondo.