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I progetti di José Manuel Barroso per l'Europa

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I progetti di José Manuel Barroso per l'Europa

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L’amarezza del NO alla Costituzione Europea vela ancora le parole di José Manuel Barroso. Nella prima intervista concessa dopo la pausa estiva, il presidente della Commissione Europea invita i Venticinque a maggiore coesione in materia di immigrazione, energia, difesa e politica estera. E non risparmia un monito alla Turchia, ricordandole gli impegni presi con Bruxelles.

EuroNews – Quale politica dei cittadini ha in mente la Commissione Europea per i mesi a venire?
Barroso: “Già al Consiglio informale di Lahti, in Finlandia, a ottobre, presenteremo una serie di proposte per una politica piu’ innovativa in Europa. Intendiamo creare un istituto europeo della tecnologia, collegando tra loro i vari centri. Questo potrebbe essere il grande progetto simbolico per la ricerca e l’innovazione in Europa. Una ricerca da condurre non solo nelle università; dovrà essere legata alla crescita economica dei paesi piu’ competitivi in Europa. Stiamo anche lavorando su un pacchetto di misure nel settore energetico da presentare all’inizio del prossimo anno.”

EN – Pensa che per far fronte alle riforme economiche gli stati membri dovrebbero rinunciare a privilegiare gli interessi nazionali e adottare un punto di vista europeo?
B: “Entrambi sono necessari, la strategia di Lisbona è proprio questo: riforme a livello nazionale accompagnate da misure sul piano europeo. Ci sono motivi di preoccupazione a livello sociale, e bisogna prendere misure in tal senso che tengano conto di chi è direttamente interessato da una serie di processi di ristrutturazione.
Nel complesso possiamo affermare che si cominciano a vedere gli effetti positivi di alcune riforme. Anzi, la crescita attuale è la piu’ forte degli ultimi anni. La creazione di posti di lavoro in Europa è ben maggiore oggi rispetto al recente passato, per lo meno da quando abbiamo i dati per tutti e venticinque i paesi membri. In sostanza, l’Europa è molto piu’ in forma adesso che due anni fa.”

EN – Il prezzo pero’ è stato di rimettere in causa una serie di diritti acquisiti sociale. Le pensioni, per esempio. In alcuni paesi la riforma pensionistica ha avuto ripercussioni pesanti su alcune fasce della popolazione.
B: “Ci sono stati senz’altro dei problemi, ma in generale ritengo che la cosa piu’ importante sia stata la creazione di nuovi posti di lavoro. La disoccupazione è mediamente inferiore agli anni passati, e questo è un fattore importante. Mi sembra che vi siano motivi oggi in Europa per essere fiduciosi. Certo, per creare ancora posti di lavoro la crescita deve continuare. Nel complesso pero’, e lo dico obiettivamente, l’Europa è piu’ pronta oggi rispetto a due-tre anni fa, soprattutto di fronte alla globalizzazione.”

EN – Quali sono le proposte della Commissione in merito alla politica energetica comune?
B: “Stiamo cercando di spiegare agli stati membri che è nell’interesse di tutti evitare la frammentazione. Non è razionale, e lo dico sapendo di cosa parlo, è irrazionale che vi siano venticinque mini mercati dell’energia. Dobbiamo sfruttare le potenzialità del mercato unico anche in questo settore. E’ nostro interesse parlare a una sola voce coi diversi paesi fornitori, Russia compresa. E a Mosca diciamo che se è nel nostro interesse che la Russia sia un paese fornitore credibile, la Russia stessa ha interesse che l’Europa sia un insieme di paesi consumatori credibili, e in grado di pagare adeguatamente.”

EN – Presto partirà per l’Africa, tra l’altro anche in Sudan. Vi è un qualche rapporto con la questione della lotta al terrorismo?
B: “Oggi, a livello internazionale, tutto è collegato. In realtà il primo motivo di questo viaggio in Africa non è la questione dell’anti terrorismo ma la riunione con la commissione dell’Unione Africana. L’anno scorso abbiamo ricevuto la commissione dell’Unione Africana al completo, e andremo ad Adis Abeba per avviare il dialogo su tutta una serie di questioni, l’immigrazione in particolare. Siamo di fronte a un problema che possiamo risolvere solo collaborando tutti quanti, non sarà qualche misura di sicurezza a risolvere il problema. Dobbiamo puntare allo sviluppo sul lungo periodo dei paesi che producono immigrazione.
Andro’ in Sudan anche perché il problema piu’ grave è li’, e mi riferisco alla tragedia del Darfur. Voglio parlare con le autorità sudanesi spiegando loro chiaramente la nostra posizione: quello che sta succedendo è una tragedia umanitaria. Non siamo alla ricerca di protagonismo, puntiamo ai risultati. E dobbiamo conseguirli tutti insieme in quanto Unione Europea. Dal punto di vista della responsabilità gli stati membri sono in prima linea; dobbiamo parlare a una sola voce in quanto l’Europa puo’ contare ancora piu’ nel mondo se riesce a dotarsi di una reale politica estera comune, cosa che ancora non ha, e se saprà un giorno contare su una politica della difesa comune, di cui ancora non dispone.”

EN – Che cosa propone e quale orientamento intende dare alla Commissione Europea in merito al dibattito che si aprirà a partire da ottobre sulla Costituzione Europea?
B: “Ho proposto, e il Consiglio Europeo l’ha accettato, di cogliere l’occasione del Cinquantesimo Anniversario del Trattato di Roma, momento fondatore della nostra comunità, per trovare un nuovo slancio, per arrivare a una dichiarazione politica che fornisca il contesto in cui giungere a una soluzione, poi, della questione istituzionale. Ritengo pero’ che non siamo ancora a questa fase.
D’altronde, si prospettano dei cambiamenti in alcuni stati membri di peso nella nostra comunità, in Francia in particolare, paese che ha votano NO. E’ un po’ prematuro, almeno dal punto di vista della Commissione; non stiamo avanzando proposte, del resto trovare la soluzione non rientra nelle nostre competenze. Vogliamo pero’ dare una mano agli stati membri perché questo è un trattato fra gli stati membri. Mi pare che si stiano facendo passi avanti: opinioni pubbliche e stati membri sono in fase di riflessione per arrivare a una soluzione. La questione istituzionale è urgente, va risolta, e dobbiamo evitare un altro errore.”

EN – Un’ultima domanda: la Turchia.
“Per ora le novità sono poco incoraggianti. Ritengo che la Turchia debba rispettare gli obblighi e gli impegni presi, in particolare quelli previsti dal protocollo di Ankara. Vale a dire: garantire l’accesso ai porti turchi per le navi cipriote, che sono navi di uno stato membro dell’Unione Europea. Ai primi di novembre pubblicheremo un rapporto in cui riferiremo dello stato delle cose in merito ai negoziati con la Turchia. Posso assicurare che sarà un rapporto onesto, obiettivo e rigoroso.”

EN – C‘è la possibilità che i negoziati vengano sospesi?
B: “Non voglio anticipare gli eventi. Il rapporto sarà estrememante onesto, obiettivo e rigoroso.”