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Petrolio in picchiata, grazie all'Iran

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Petrolio in picchiata, grazie all'Iran

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Migliora la situazione geopolitica internazionale e il primo effetto positivo è il calo del prezzo del petrolio. A Londra come a New York il greggio è sceso sotto quota 64 dollari al barile, 15 dollari in meno rispetto allo storico record raggiunto non piú tardi di un mese e mezzo fa. A metá luglio, nel pieno della crisi mediorientale, il brent, il petrolio di riferimento europeo quotato a Londra, aveva toccato i 78,40 dollari al barile rispetto ai 70 di aprile.. Poi la costante discesa. Diversi i fattori che hanno causato il deprezzamento. Al primo posto la disponibilità comunicata dall’Iran all’Unione europea a sospendere per due mesi il proprio programma di arricchimento dell’uranio. I mercati hanno interpretato con entusiasmo le dichiarazioni del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. L’apertura al diagolo di Teheran sembra allontanare possibili sanzioni da parte dell’Onu.

Decisive anche le previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia sul rallentamento della crescita mondiale. Una minor crescita significa automaticamente minor bisogno di energia. Anche la natura ha fatto la propria parte. Il golfo del Messico, colpito nel 2005 dagli uragani che hanno causato gravi danni alle infrastrutture petrolifere, quest’anno è stato risparmiato. Resta, per la verità, un motivo di preoccupazione. Riguarda i possibili scioperi del personale impiegato negli impianti estrattivi della Nigeria. Ma la storia recente dimostra che queste astensioni hanno avuto un impatto molto limitato sui prezzi del greggio.