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Niente rinforzi in Afghanistan: i paesi membri della Nato non impegnano altre truppe contro i taleban

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Niente rinforzi in Afghanistan: i paesi membri della Nato non impegnano altre truppe contro i taleban

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Servono forze fresche in Afghanistan. È con quest’urgenza che i 26 paesi membri della Nato si sono riuniti oggi a porte chiuse a Mons, nel sud del Belgio, dove si è discusso dell’offensiva scattata il 2 settembre contro i taleban nei pressi di Kandahar. Per ora nessun paese ha fatto offerte formali di rinforzi, ha detto un portavoce. Ieri il presidente pakistano Pervez Musharraf da Bruxelles ha avvertito la comunità internazionale che il movimento taleban è oggi una minaccia ancora più seria di Al Qaida per la regione, perché affonda le sue radici nel popolo. E nessuno meglio di Musharraf, vicino di casa degli afgani, è in una posizione migliore per giudicare la situazione.

Il segretario di Stato Usa Condoleeza Rice ha lanciato un appello agli alleati perché non abbandonino il paese. Anche se – ha detto – “So che è un sacrificio. So che è un lavoro difficile. E so che ci sono momenti in cui sembra che le cose non vadano nel verso giusto”. Come lo scorso 8 settembre, quando almeno 16 persone, fra cui 7 stranieri, sono rimaste uccise in un attacco suicida davanti all’ambasciata americana a Kabul. L’ennesima prova che i taleban, a cinque anni dalla cacciata dalla capitale, sono più forti che mai. Secondo Musharraf il mullah Omar non ha mai lasciato il paese e continua a guidare la resistenza, facendo anche tesoro dell’esperienza irachena.

Nel weekend il Consiglio di Sicurezza ha deciso la proroga di un anno del mandato dell’Isaf. La settimana scorsa la Nato ha chiesto rinforzi per circa 2 mila uomini. Ma molti paesi, fra cui l’Italia, hanno fatto sapere che le missioni già in corso, in paesi come l’Iraq o il Libano, impediscono loro di impegnarsi di più in Afghanistan.