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L'Europa tenta di frenare l'export cinese al summit di Helsinki

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L'Europa tenta di frenare l'export cinese al summit di Helsinki

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Le questioni di politica commerciale domineranno il meeting che si tiene sabato a Helsinki, tra l’Unione Europea e la Cina. Al premier cinese, Wen Jiabao, gli europei chiederanno una maggiore apertura alle imprese straniere e più severità nella lotta alla contraffazione. Dal canto suo, la Cina spera di vedersi riconosciuto il titolo di economia di mercato.

A complicare i rapporti con Pechino è la prepotenza del suo export, pari al triplo di quello europeo. L’Organizzazione mondiale per il commercio ha imposto misure antidumping sulle esportazioni di calzature cinesi. Una procedura a cui Pechino potrebbe sottrarsi qualora la sua economia venisse riconosciuta di mercato.

Inoltre, l’Unione ha parzialmente reintrodotto il sistema delle quote. A rischio è soprattutto il settore del tessile, a causa degli articoli cinesi a basso costo che arrivano sul mercato europeo. Willem van der Geest, direttore dell’Eias, Istituto europeo di studi asiatici.

“Quello che dicono i cinesi è che il loro sistema economico si basa sulle leggi di mercato quanto quello dei paesi europei, dal momento che anche in Europa lo stato interviene in questioni economiche. Ma in realtà, per la Cina ci sono problemi di trasparenza, di insider trading. Ci si può fidare del bilancio di un’impresa cinese? Bisogna che Pechino dia delle risposte prima di accordargli lo status di economia di mercato”.

La Cina è il secondo partner commerciale dell’Europa, dopo gli Stati Uniti. Ma le imprese europee faticano a trovare spazio nel mercato cinese, dove le aziende locali rimangono largamente favorite dal sistema legislativo. E dove i diritti di proprietà intellettuale continuano a essere scarsamente tutelati.