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Sbarca a Venezia "Children of Men", del messicano Alfonso Cuaron

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Sbarca a Venezia "Children of Men", del messicano Alfonso Cuaron

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Una visione allucinata di un mondo in cui ricchi e poveri ingaggiano una guerra senza risparmio di colpi. Un mondo apocalittico, dove mancano del tutto le voci dei bambini, e dove l’Occidente egoista conduce una guerra totale contro il resto del mondo. E’ questo, in sintesi, “Children of men”, il film del messicano Alfonso Cuaron che domenica ha fatto parlare di se alla Mostra del Cinema di Venezia.

Per il regista si tratta di una investigazione su un futuro possibile; un futuro rappresentato sotto forma di incubo, ma non privo di una chiave di lettura critica. “Ci sono state persone che mi hanno detto: ma questo è un film senza speranza”, spiega Cuaron, “e altre che mi hanno detto il contrario. Alla fine credo che il film solleciti in ciascuno il suo personale senso di speranza”.

Prodotto con soli 80 milioni di dollari, “Children of Men” racconta un futuro prossimo venturo segnato da violenza e autoritarismo, e spinge a riflettere, e a chiedersi se davvero non esista un’altra via d’uscita…