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Iraq:la bandiera della discordia

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Iraq:la bandiera della discordia

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La bandiera divide il nuovo Iraq federale.Quella attuale presenta ancora la scritta “Allah Akbar”. Per i curdi che vivono in Iraq un’offesa perchè simbolo di un regime,quello di Saddam Hussein,che li ha solo perseguitati.Il governo autonomo curdo in segno di protesta ha così deciso di ritirare tutte le bandiere irachene dai pubblici uffici del Kurdistan e di sostituirle con la bandiera curda.

A darne chiarimento è lo stesso Massoud Barzani, presidente del Kurdistan iracheno.

“Se volessimo separarci lo faremmo,senza esitazioni o timori.Ci piacerebbe poter dire di appartenere ad un Iraq federale.Siamo una parte inseparabile dell’Iraq”.

Il Kurdistan,stato fantasma tra Iraq, Turchia, Siria, Iran non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni: la nascita di uno stato curdo, come prevedeva il trattato di Sèvres del 1920. Stato mai nato.

I curdi che vivono in Iraq e che rappresentano il 15 % dell’intera popolazione irachena sono stati oggetto di pulizia etnica durante il regime di Saddam.Crimini di grande attualità visto che vengono giudicati proprio in questi mesi.

Nel 1991,una rivolta contro Saddam Hussein avrebbe portato alla nascita di una zona franca e di un’autonomia di cui i curdi godono ancora oggi.Uno stato semi-indipendente con una propria amministrazione e organizzazione politica. E con una relativa tranquillità che continua ad attirare investitori qui piu’ che altrove.

Dopo la caduta di Saddam i curdi hanno ottenuto una nuova vittoria nel 2005,con l’elezione di uno di loro,Jalal Talabani,alla guida dell’Iraq.Talabani ha promesso,dal canto suo,di aprire alla riconciliazione senza dimenticare,però,la sua provenienza.

I curdi hanno continuato a giocare la carta dell’unità. Rinunciando alla lotta fratricida hanno dato vita l’anno scorso al loro primo governo unificato.La questione della bandiera irachena, dunque rivela le contraddizioni dei curdi in questo momento:velleità separatiste convivono,infatti,con un desiderio di appartenere appieno al nuovo Iraq federale.