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Il rifiuto sul nucleare mette l'Iran di fronte alle sanzioni

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Il rifiuto sul nucleare mette l'Iran di fronte alle sanzioni

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L’Iran è da oggi esposto al concreto rischio di sanzioni internazionali.

Che si passi dalle parole ai fatti è anche l’auspicio dell’opposizione iraniana in esilio, che a New York, fuori dal Palazzo di vetro dell’Onu si è fatta rumorosamente sentire.

Ieri allo scadere dell’ultimatum, l’Agenzia mondiale per l’energia atomica ha certificato che la repubblica islamica non ha sospeso l’arricchimento dell’uranio.

Secondo l’ambasciatore americano John Bolton ora nessuno si opporrà alle sanzioni: “Non penso che si debbano persuadere la Russia e la Cina. I loro ministri degli esteri si sono già impegnati a passare alle sanzioni durante la riunione dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza più la Germania che si è tenuta due mesi fa”.

In apparenza tutt’altro che impaurito, a Teheran il presidente Mahmud Ahmadinejad si è esibito in un bagno di folla e ha dichiarato che “L’Iran non rinuncerà mai al suo diritto assoluto in materia nucleare”.

Le grandi potenze mondiali si riuniranno giovedì a Berlino per decidere il da farsi. Se la Francia, parla ancora di possibilità di dialogo, la Germania appare molto meno disponibile.

Il cancelliere Angela Merkel sottolinea che all’Iran è stata fatta una proposta: “Se i dirigenti politici non accettano l’offerta dovremo discutere di ulteriori provvedimenti. Non chiuderemo la porta ma non potremo neanche far finta che nulla sia accaduto”.

Nel loro rapporto finale gli ispettori internazionali hanno comunque affermato di “non avere prove” che il programma nucleare iraniano abbia fini militari.