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Trasporto aereo, necessario un accordo tra USA ed Europa sui dati personali per evitare la paralisi

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Trasporto aereo, necessario un accordo tra USA ed Europa sui dati personali per evitare la paralisi

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Da ottobre migliaia di passeggeri potrebbero restare a terra se non si troverà una soluzione al braccio di ferro tra Europa e Stati Uniti sui dati personali. A lanciare l’allarme è stata Iata, l’associazione internazionale del trasporto aereo. Dal 2003, le compagnie sono obbligate a fornire alle autorità americane numero di telefono, indirizzo e carta di credito dei clienti, in nome della lotta al terrorismo. Nel 2004, la commissione europea era riuscita ad ottenere piú garanzie sulla privacy.

Secondo il politologo, Antonio Missiroli dell’European Policy Center i controlli sui dati degli individui non sono la panacea della lotta contro il terrorismo, sono una misura tra le tante che puo’ contribuire a intensificare la lotta. D’altra parte conservare i dati puó generare profitti economici, perchè necessita di piú personale.

Ma a giugno la corte di giustizia europea aveva annullato l’accordo per un vizio di forma, la commissione europea non aveva il diritto di negoziare a nome degli stati membri. I magistrati hanno accolto cosí le proteste degli eurodeputati che si preoccupavano della tutela dalla privacy. La corte ha posto e posto un ultimatum, Europa e Stati Uniti hanno tempo fino al 30 settembre per trovare un’intesa. Altrimenti le compagnie non potranno piú fornire agli USA dati personali.

EuroNews ha incontrato a Bruxelles, Jan Dhont, avvocato di Crowell e Moring, specializzato nel diritto privato. “Non direi che questo tipo di accordo di per se’ sia una violazione delle costituzioni nazionali o della convenzione per i diritti umani. E ‘ possibile limitare il diritto alla privacy. In questo caso trasferendo informazioni, in modo proporzionato, a quanto richiede veramente la lotta al terrorismo e al crimine. Non è tutto bianco o tutto nero, c‘è un margine di manovra per negoziare questo accordo.” In questo marasma istituzionale a farne le spese potrebbero essere i passeggeri. Per evitare di prendere le sanzioni, le compagnie aeree potrebbero rifiutare l’imbarco a 105.000 clienti desiderosi ogni settimana di andare oltreoceano.