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La priorità della conferenza di Stoccolma: ovviare ai bisogni più urgenti del Libano

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La priorità della conferenza di Stoccolma: ovviare ai bisogni più urgenti del Libano

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I libanesi devono ricominciare a vivere. La priorità della conferenza di Stoccolma è allora quella di soddisfare i bisogni più urgenti. Per interventi strutturali si vedrà in seguito. Ma c‘è intanto chi si interroga sull’entità della cifra promessa dall’Unione Europea, come l’economista libanese Louis G. Hobeika: “Non penso che l’Unione Europea stia dando abbastanza. 42 milioni di euro non è poi una gran somma per l’Europa che è un gigante economico pari agli Stati Uniti. L’Europa potrebbe fare di più. Comunque non bisogna dimenticare che l’Unione costituisce l’asse portante dell’UNIFIL. E stanno facendo molte altre cose”.

I primi soldati della nuova UNIFIL giunti sul posto stanno già lavorando alla posa di ponti mobili. Un palliativo nell’attesa della ricostruzione di oltre 600 km di rete autostradale. Urgente è poi installare alloggi prefabbricati per almeno 30 mila famiglie, togliere di mezzo gli ordigni inesplosi, ripristinare le forniture di acqua e di elettricità. Il ministro delle infrastrutture libanese Muhammad Safadi: “Stiamo facendo pressione perché le donazioni arrivino in beni e non in denaro. Così le cose si faranno più facilmente. Spetta a loro decidere cosa vogliono ricostruire”.

Si calcola che in Libano siano state distrutte o seriamente danneggiate almeno 29 infrastrutture essenziali: aeroporti, stazioni di epurazione, centrali elettriche… il bombardamento dei serbatoi della centrale di Jieh ha tra l’altro causato un disastro ecologico, una marea nera, un disastro ecologico lungo 160 km di coste.

Non smentendo la sua fama di efficienza e di presenza capillare sul campo, la prima a portare aiuti concreti è stata l’organizzazione degli Hezbollah che sta distribuendo l’equivalente di circa 9 mila 300 euro a ogni famiglia senza tetto del sud del Libano.