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Prodi: "L'Italia da subito pronta a andare in Libano per senso di responsabilità"

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Prodi: "L'Italia da subito pronta a andare in Libano per senso di responsabilità"

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Gli sviluppi internazionali degli ultimi giorni hanno interessato in modo particolare l’Italia. L’Italia è stato il primo Paese europeo a impegnarsi senza riserve a inviare militari in Libano. A Castiglione della Pescaia, in Toscana, dove ha trascorso le vacanze, ai microfoni di Euronews, il premier italiano, Romano Prodi, ha parlato di Medio Oriente, ma anche di altre priorità della politica europea.

Euronews: Presidente Prodi, come spiega l’immediata disponibilità dell’Italia a dirigere una forza internazionale in Libano, quando altri paesi europei, come la Francia, hanno proceduto con estrema cautela fino ad oggi?

Romano Prodi: “Le posso assicurare che non è superficialità, è senso di responsabilità, qui se non mettiamo la pace nel Mediterraneo non ci sarà sviluppo e avremo un futuro sempre peggiore. Io penso che soltanto una costruzione attiva di pace ci possa aiutare contro il terrorismo, contro le tensioni interne, contro le ostilità che si hanno nella nostra area. Io non ho detto “voglio la leadership”, io dico sono disposto ad un impegno forte insieme agli altri paesi. L’Italia sa che questo è un grande compito politico, noi, come detto più volte, non stiamo facendo un concorso di bellezza, ma dobbiamo dare un contributo per la pace. Se avremo responsabilità direttive bene, se no, il contributo lo daremo lo stesso”. .
EuroNews: Vede una possibile soluzione per il futuro del Libano, senza un mandato preciso per il disarmo di Hezbollah?”

Prodi: “Vede il disarmo di Hezbollah puo’ avvenire facilmente ma nel quadro di una soluzione politica. Un disarmo violento, un disarmo in una situazione di tensione, io penso sia molto difficile. Per questo occorre, sí, una missione sul terreno, perchè bisogna fermare le ostilità, ma è il lavorio politico che è necessario, l’inizio di colloqui di pace, ma che non riguardino solo il Libano, ma la Palestina e tutta l’area, perchè è un sistema che si possa tenere”.

EuroNews: L’Italia è favorevole a un dialogo con la Siria, non c‘è nessun ostacolo?

Prodi: “Il problema è chiaro: il dialogo è strumento indispensabile alla politica, dialogare non significa cedere, dialogare significa anche porre condizioni dure, ma io credo che il dialogo con la Siria sia una parte importante della futura costruzione di pace”.

Euronews: Passiamo a un altro problema europeo come l’immigrazione clandestina: più di dieci mila persone sono arrivate in Italia negli ultimi otto mesi, più di 15 mila in Spagna, il governo di Madrid sta pensando di raddoppiare gli aiuti ai paesi d’origine dei migranti. L’Italia ha preso misure che alcuni considerano molto efficaci, di polizia e giudiziarie, come spiega la diversa strategia tra i diversi Paesi?

Prodi: “Si spiega semplicemente perché manca una politica unitaria, ritengo che l’immigrazione dopo Schengen non può essere più considerata come un problema nazionale. Gli strumenti devono essere quelli di un’Europa intera: un dialogo bilaterale con alcuni Paesi, ma arriverà anche il momento in cui si dovrà fare un discorso politico con l’Africa e con tutti i paesi interessati all’ondata migratoria che viene dal sud, quello dell’est è altra cosa. Ma allora ritorniamo a un problema che mi era molto caro quando ero presidente della Commissione europea, la politica del Mediterraneo: non è possibile che l’Europa non abbia il Mediterraneo come priorità. Tutto si lega: la guerra, le tensioni in Palestina, le migrazioni, il terrorismo, possono essere combattuti solo con una politica d’unione. Io penso a una banca per il Mediterraneo, io penso a un’università in cui studenti del nord e del sud del Mediterraneo, professori del nord e del sud abbiamo lo stesso numero di partecipazione e lo stesso potere. Bisogna pensare a una nuova politica”.

Euronews: Ritornando all’immigrazione, cosa pensa dell’immigrazione selezionata, di fare una cernita a seconda dei bisogni dei Paesi che devono accogliere gli immigrati.

Prodi: “Questo è sempre stato un criterio di immigrazione, ma può funzionare se c‘è un dialogo, bisogna fare un grande accordo in cui ci saranno anche degli aiuti, i paesi del sud porranno condizioni, ci renderanno la vita impossibile, ma c‘è un momento di convenienza reciproca e poi soprattutto dobbiamo aiutare a formarli nei loro Paesi, si tratta di creare scuole tecniche, dare formazioni anche professionali, altrimenti, restiamo assolutamente passivi di fronte all’immigrazione”.

Euronews: L’Italia corre il pericolo delle banlieues come in Francia?

Prodi: “Ho sempre avuto questa paura, per questo voglio una politica attiva di cittadinanza, per questo con la nuova legge prevediamo l’insegnamento della lingua, la conoscenza delle istituzioni del Paese, ma ancora non c‘è quella massa critica, ci sono tanti episodi isolati, guai però se li sottostimiamo”.